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	<title>Articoli Gratis &#187; Sport</title>
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	<description>Guadagnare in internet, Articles Marketing e Comunicati Stampa</description>
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		<title>Butta via le scarpe e corri!</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 18:35:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hamba</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere e Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[corsa]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
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		<description><![CDATA[Tutti ricordiamo le storiche immagini di Abebe Bikila, l&#8217;atleta etiope che durante i giochi olimipici di Roma nel 1960 corse e vinse l&#8217;intera distanza della maratona senza scarpe. Non è cambiato poi molto da allora nel pensiero dei veri specialisti della corsa. L&#8217;attuale primatista, Haile Gebrselassie, il maratoneta piú veloce del mondo, anch&#8217;egli etiope, una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" style="margin-left: 10px;margin-right: 10px" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/5/5c/Abebe_Bikila_Roma_1960.jpg" alt="Abebe Bikila - Roma 1960" width="116" height="170" />Tutti ricordiamo le storiche immagini di <a title="Pagina Wikipedia su Abebe Bikila" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Abebe_Bikila" target="_blank">Abebe Bikila</a>, l&#8217;atleta etiope che durante i <a title="Pagina Wikipedia su Giochi della XVII Olimpiade" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giochi_della_XVII_Olimpiade" target="_blank">giochi olimipici di Roma</a> nel 1960 corse e vinse l&#8217;intera distanza della maratona senza scarpe. Non è cambiato poi molto da allora nel pensiero dei veri specialisti della corsa. L&#8217;attuale primatista, <a title="Pagina Wikipedia su Haile Gebrselassie" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Haile_Gebrselassie" target="_blank">Haile Gebrselassie</a>, il maratoneta piú veloce del mondo, anch&#8217;egli etiope, una volta disse a proposito degli albori della sua carriera: &#8220;<em>Quando indossai il mio primo paio di scarpe, fu veramente difficle</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify">Uno studio recente ci svela il perché di questo disagio: <strong>il nostro corpo corre in modo differente quando siamo a piedi nudi</strong>. I riceractori hanno scoperto che le scarpe da ginnastica e le altre scarpe sportive alterano la nostra andatura naturale, che normalmente ci protegge dall&#8217;impatto meccanico della corsa sulla nostra struttura muscolo-scheletrica. La scoperta offre nuove interpretazioni riguardo al modo di correre dei primi esseri umani e solleva il dubbio che le scarpe sportive possano procurare piú danni di quanti ne riescono a evitare.</p>
<p style="text-align: center"><span class="youtube">
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</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=mLVIRT7-qUc">www.youtube.com/watch?v=mLVIRT7-qUc</a></p></p>
<p style="text-align: justify">Circa 2 milioni di anni fa, i progenitori degli umani moderni hanno sviluppato l&#8217;<em>equipaggiamento anatomico e fisiologico </em>necessario a correre in modo efficiente: le gambe lunghe, le natiche grandi e le strutture elastiche nel piede sono tra le piú importanti. Le scarpe per l&#8217;atletica non sono state inventate fino all&#8217;inizio del ventesimo secolo e solo negli anni settanta il loro uso ha cominciato a diffondersi ampiamente nella popolazione. Allora, come sono riusciti gli uomini a correre in modo confortevole prima dell&#8217;invenzione di queste calzature studiate appositamente per questo scopo?</p>
<p style="text-align: justify"><a title="Pagina ufficiale di Daniel Lieberman" href="http://www.fas.harvard.edu/~skeleton/danlhome.html" target="_blank"><em>Daniel Lieberman</em></a>, un <a title="Pagina Wikipedia su Biologia Evolutiva" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Biologia_evolutiva" target="_blank">biolgo evolutivo</a> che si occupa dell&#8217;evoluzione umana all&#8217;<a title="Sito ufficiale dell'Università di Harvard" href="http://www.harvard.edu/" target="_blank">Università di Harvard</a>, e anche un corridore appassionato, ha deciso di cercare la risposta a questa domanda. Insieme ai suoi colleghi, ha analizzato le prestazioni di piú di 200 corridori provenienti dagli Stati Uniti e dalla <a title="Pagina Wikipedia su Provincia della Rift Valley, Kenya" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Provincia_della_Rift_Valley" target="_blank">provincia della Rift Valley</a> in<img class="alignright" style="margin-left: 10px;margin-top: 10px" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/cb/Mens_10000m_final_sydney_olympics_2000.jpg" alt="Fasi finali di una gara olimpionica di maratona " width="200" height="135" /> Kenya, che è famosa per aver dato i natali a corridori con grande resistenza. I volontari che hanno partecipato all&#8217;esperimento coprivano l&#8217;intero spettro di possibili esperienze di corsa, includendo persone cresciute indossando sempre le scarpe, persone che sono cresciute correndo senza scarpe ma che adesso le indossano e infine persone che non hanno mai messo addosso un paio di scarpe in tutta la loro vita. Durante l&#8217;esperimento effettuato dal gruppo di ricerca di Lieberman, ogni gruppo è stato fatto correre sia con le scarpe che a piedi nudi e sono stati registrati dati sulla loro <strong>andatura</strong> e sull&#8217;<strong>impatto meccanico della corsa</strong> sui loro corpi.</p>
<p style="text-align: justify">La differenza è balzata agli occhi immediatamente. Infatti, mentre l<span style="text-decoration: underline;">e persone che corrono con le scarpe tendono, ad ogni passo, </span><span style="text-decoration: underline;">ad appoggiare il piede per terra toccando prima col tallone</span>,<span style="text-decoration: underline;"> quelle scalze poggiano invece la parte della pianta del piede piú vicina alle dita</span>. Lo stile di corsa delle persone a piedi nudi produce una flessione maggiore dell&#8217;arco del piede, dell&#8217;anca e del ginocchio e coinvolge un numero maggiore di muscoli nel piede e nel polpaccio. In questo modo lo stress meccanico delle strutture muscolo-scheletriche viene attutito e la corsa è piú confortevole. Nel momento in cui i piedi toccano terra, i corridori scalzi sperimentano la forza di un urto pari a solo 0.5 -- 0.7 volte il loro peso corporeo, mentre per chi indossa le scarpe sportive tale forza corrisponde a 1.5 -- 2 volte il peso corporeo. Stiamo parlando quindi di una <strong>differenza veramente notevole</strong>, che puó variare da tre a quattro volte.</p>
<p style="text-align: justify">&#8220;<em>Ho sempre dato per scontato che correre a piedi scalzi fosse doloroso e insensato</em>&#8221; commenta sopreso Lieberman. Invece, i risultati ottenuti, che pubblicati sulla prestigiosa rivista <a title="Sito ufficiale della rivista Nature" href="http://www.nature.com/" target="_blank">Nature</a>, indicano che <strong>lo stare a piedi nudi puó ridurre la probabilitá di sentire dolore e di farsi male</strong>, perché molti dei disturbi legati alla corsa, come i calli e la <a title="Pagina Wikipedia su Fascite plantare" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fascite_plantare" target="_blank">fascite plantare</a> sono provocati proprio dalla forza dell&#8217;impatto del piede sul terreno.</p>
<p style="text-align: justify">Anche <em><a title="Pagina ufficiale di Dennis bramble" href="http://www.biology.utah.edu/faculty2.php?inum=32" target="_blank">Dennis Bramble</a></em>, morfologista evolutivo all&#8217;<a title="Sito ufficiale dell'Universitá dello Utah" href="http://www.utah.edu/portal/site/uuhome" target="_blank">Università dello Utah</a> in Salt Lake City, concorda con i risultati di quello che definisce uno &#8220;studio eccellente&#8221;. Appoggiare il tallone non ci consente di usare quegli  <strong>ammortizzatori incredibilmente efficienti che sono una caratteristica preziosa dell&#8217;anatomia umana</strong>. In pratica, correndo con le scarpe usiamo il nostro corpo in maniera meno efficace di quanto potremmo fare da scalzi. Lo studio conferma quello che tutti avremmo dovuto sapere da molto tempo, ovvero che <strong>siamo stati evolutivamente costruiti per correre a piedi nudi</strong>.</p>
<p>La scoperta alimenta una discussione che viene dibattuta da tempo ed è sempre attuale. Come possiamo verificare dando un&#8217;occhiata al numero di gennaio della rivista di <a title="Sito ufficiale della rivista Runner's World" href="http://www.runnersworld.com" target="_blank">Runner&#8217;s World</a> e a un libro pubblicato recentemente sulla corsa a piedi nudi intitolato <a title="Recensione del libro &quot;Born to Run&quot;" href="http://socalrunnergirl.typepad.com/trail/2009/05/born-to-run-book-review.html" target="_blank">Born to Run</a> (Nati per correre), lo stile di corsa a piedi nudi ha guadagnato un numero piccolo ma crescente di seguaci negli ultimi dieci anni, alimentando la controversia  nella comunità dei corridori tra coloro che pensano che stare a piedi nudi sia il miglior modo di correre e coloro che invece preferiscono calzare comode scarpe sportive.</p>
<p>Quindi, in base a questo studio, dovremmo tutti buttare nella pattumiera le nostre scarpe sportive e unirci alla banda dei corridori scalzi? &#8220;<em>Assolutamente no</em>&#8220;, dice Lieberman. Infatti <strong>le scarpe sono confortevoli e proteggono il piede da schegge di vetro, asfalto e altri oggetti pericolosi che si incontrano continuamente correndo in cittá</strong>. Al contrario, continua Lieberman (che da tempo ha egli stesso cominciato a correre a piedi nudi occasionalmente) raccomanda a coloro che si avvicinano a questo stile di corsa di farlo in ambienti adatti (ad esempio sulla spiaggia, su un bel prato fiorito oppure su una pista d&#8217;atletica) e gradualmente in modo che i piedi, le caviglie e i polpacci lentamente si rafforzino  e non subiscano traumi.</p>
<p style="text-align: justify">Chissá se grazie alla divulgazione di questo studio cominceremo a vedere le persone rinunciare alle loro belle scarpe di marca e correre a piedi nudi  sui prati. Scusate, ma mi permetto di nutrire qualche dubbio in proposito. Voi cosa ne pensate?</p>
<p style="text-align: justify">Hamba</p>
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		<title>Softair: simulazione di guerra</title>
		<link>http://www.articoli-gratis.it/2009/06/softair-simulazione-di-guerra/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 18:07:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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COS&#8217;E&#8217; SOFTAIR?
Softair è un attività che si basa sulla simulazione di tattiche militari e si distingue rispetto alle altre per l&#8217;utilizzo di armi ad aria (Air Soft Gun: arma morbida ad aria).

Softair ha una grande varietà di giochi che può assumere differenti sfumature; può essere un approccio puramente ludico, o di simulazione e strategia, sportivo [...]]]></description>
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<p style="margin-bottom: 0cm;"><img title="softair" src="http://c2.api.ning.com/files/uWEPCsGDzBVzVdb84JcK2agNt0gtybuYFEl4IIuGPQcCzU0IivbmBB3TN9elkSRoAsrDgleAZQIOPOHZvVfOwHTaUAbV5AOg/softair.jpg" alt="softair" width="300" height="317" /></p>
<p><strong>COS&#8217;E&#8217; SOFTAIR?</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Softair</strong> è un attività che si basa sulla simulazione di tattiche militari e si distingue rispetto alle altre per l&#8217;utilizzo di armi ad aria (<strong>Air Soft Gun</strong>: arma morbida ad aria).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">Softair ha una grande varietà di giochi che può assumere differenti sfumature; può essere un approccio puramente ludico, o di simulazione e strategia, sportivo o ricreativo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Nonostante appaia un attività bellicosa, è uno sport assolutamente innocuo basato su un confronto sportivo e un importante gioco di squadra.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>COME SI GIOCA?</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">Le Air soft gun, ovvero le armi che si utilizzano nel gioco, sono delle riproduzioni fedeli delle armi militari che proiettano <strong>pallini</strong> delle dimensioni di 6/8 millimetri di diametro e possono essere di plastica o altro materiale biodegradabile.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Esse sono spinte grazie a dell&#8217;aia compressa, e in particolare data dalla compressione di specifici gas.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Non sono da considerarsi dei veri e propri giocattoli ma piuttosto delle armi non offensive che vengono sottoposte ad accurati test burocratici.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">Le <strong>combat</strong> (partite) possono avere diverse missioni che consistono in conquistare obiettivi differenti stabiliti precedentemente dalle squadre, e possono spaziare in conquiste di bandiere, materiali, liberazione di un prigionerio, distruzione della squadra avversaria, tutti contro tutti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Tutto ovviamente preoccupandosi non solo di colpire i soldati avversari, ma facendo attenzione a  non farsi  bersagliare altrimenti comporterebbe la fine del gioco individuale.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Nel caso un partecipante venisse colpito da un suo avversario anche da un solo pallino, questo può considerarsi eliminato, salvo nei casi in cui si preveda la presenza di un giocatore con il ruolo di medico che ha il compito di rimettere in gioco i suo compagni con la &#8216;rinascita&#8217;, su questa particolarità di gioco è già in uso da qualche tempo in alcuni gruppi del nord-ovest d&#8217;Italia l&#8217;utilizzo del sistema da loro ideato che prende il nome di FTH System e consiste nel rendere ancora più realistica la giocata.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Di questo tratterò in articolo a parte.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">Per partecipare a una giocata di Softair sono assolutamente d&#8217;obbligo gli occhialini di protezione o meglio ancora il &#8216;gran facciale&#8217; (maschera che protegge il viso), e tenere una distanza dal bersaglio non inferiore ai 3-4 metri. Infatti si corre il rischio di procurarsi danni a occhi e denti, ma tutto questo è facilmente evitabile praticando questo gioco con attenzione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">Possono essere anche creati degli scenari che riproducono eventi della storia militare reali o immaginari.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>DOVE SI GIOCA?</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><img title="softair" src="http://www.softair2000.com/grafica/cose_softair.jpg" alt="campi da gioco softair" width="305" height="720" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">I campi da gioco possono essere di qualunque tipo, cosa però di fondamentale importanza è chiedere il permesso al proprietario del terreno di modo da ottenere l&#8217;autorizzazione per giocare.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Che il proprietario sia un ente privato o pubblico e sia stata data la sua autorizzazione è comunque bene avvisare i carabinieri o la polizia più vicini di modo da evitare equivoci o inutili allarmismi. Altra accortezza fondamentale è quella di mettere dei cartelli in prossimità della zona di gioco indicando che è in corso una simulazione militare di modo da non allarmare i passanti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Storia dello snowboard: dall&#8217;oceano alla neve</title>
		<link>http://www.articoli-gratis.it/2009/06/storia-dello-snowboard-dalloceano-alla-neve/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 23:56:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[invernali]]></category>
		<category><![CDATA[neve]]></category>
		<category><![CDATA[snowboard]]></category>

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		<description><![CDATA[
Quella dello snowboard è essenzialmente una storia nuova:essa risale agli anni &#8216;60, quando un gruppo di amanti delle onde volle sfidare i pendii delle Rocky Mountains(USA).
L’origine dello snowboard è strettamente collegata a quella del suo strumento, la tavola.
Uno dei primi esempi di questo attrezzo ci proviene da Sherman Popper(1963), un ingegnere chimico che, per far [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-right: 0.26cm; margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;"><span style="font-size: x-small;">Quella dello snowboard è essenzialmente una storia nuova:essa risale agli anni &#8216;60, quando un gruppo di amanti delle onde volle sfidare i pendii delle Rocky Mountains(USA).</span></span></p>
<p style="margin-right: 0.26cm; margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;"><span style="font-size: x-small;">L’origine dello snowboard è strettamente collegata a quella del suo strumento, la tavola.</span></span></p>
<p style="margin-right: 0.26cm; margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;"><span style="font-size: x-small;"><img title="snowboard" src="http://giuseppelarocca.files.wordpress.com/2008/07/snowboard21.jpg" alt="snowboard" width="297" height="222" />Uno dei primi esempi di questo attrezzo ci proviene da Sherman Popper(1963), un ingegnere chimico che, per far divertire i suoi bambini, unì due sci con l&#8217;intenzione di creare un attrezzo simile al monosci(oggetto che in quel periodo si stava molto diffondendo tra gli sciatori più spericolati.).Si accorse però che i ragazzi  salivano sulla tavola di traverso, proprio come i surfisti da onda, chiamò quindi questa nuova “scoperta” lo SNURFER. </span></span></p>
<p style="margin-right: 0.26cm; margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;"><span style="font-size: x-small;">In seguito Popper migliorò lo “snurfer”:prese una tavola da surf e la elaborò aggiungendo dei bordi metallici e studiando un attacco per la scarpa.</span></span></p>
<p style="margin-right: 0.26cm; margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;">Riscontrato il successo tra gli amichetti dei figli, vendette il progetto ad una grande ditta,  la </span>Brunswick , <span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;">che iniziò a produrre in serie lo snurfer .</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;"><span style="font-size: x-small;">Queste tavole fecero il giro degli Stati Uniti finchè non giunsero nelle mani di Jack Burton Carpenter che, a quel tempo quattordicenne ,iniziò a migliorare lo snurfer per ottenere migliori risultati a livello agonistico;riuscirà poi a vincere diverse gare,. Nel 1969 un ingegnere di New York, D. Milovitch, anch&#8217;egli ispirato dal surf d&#8217;onda, costruì alcuni prototipi di tavole da neve e ne registrò il brevetto con il nome di Winterstick. La leggenda narra che l&#8217;idea gli venne dopo aver &#8220;surfato&#8221; sulla neve, per scherzo, con dei vassoi da mensa. Anche se inventò una tavola che si fletteva, i suoi affari ebbero però presto fine poiché le spese di costruzione e di tavola erano troppo eccessivi e il prodotto non veniva venduto.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;"><span style="font-size: x-small;">Anche jack Burton nel 1977 iniziò a produrre surf da neve realizzando così il suo sogno:fondò la prima ditta produttrice di tavole  da snowboard.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;"><span style="font-size: x-small;"><img title="tavola" src="http://www.blenio.com/Data/Snowboard.jpg" alt="tavola" width="300" height="225" /><br />
</span></span>
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;"><span style="font-size: x-small;">In contemporanea a Burton si afferma però anche un altro personaggio:Tom Sims.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;"><span style="font-size: x-small;">Egli era ,in realtà, già un produttore di skateboard con le sue conoscenze provò ad apportare delle modifiche allo snowboard, tuttavia continuò a concentrarsi sulla produzione di skateboard. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;">La svolta decisiva arrivò ancora una volta da Jack Burton: ispirandosi alla tecnologia dello sci, introdusse nel 1980 un prototipo con soletta in P-tex, strati di legno laminato e lamine. Il primo prototipo,invece, di attacco moderno è del 1984  grazie ad</span> <span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;">un personaggio che non avrà il riconoscimento che meritava: Jeff Grell. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;">Nei primi anni &#8216;80 erano pochissime le stazioni sciitische  che accettavano lo snowboard. In alcune si richiedeva ,addirittura, una specie di esame, per poter accedere agli impianti e scendere sulle piste, con il quale si doveva dimostrare di avere una buona padronanza dell&#8217;attrezzo. In Europa </span>L<span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;">e prime tavole si videro sulle piste francesi, svizzere e austriache per poi diffondersi qualche anno dopo anche in Italia.</span></span></p>
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