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	<title>Articoli Gratis &#187; Politica</title>
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	<description>Guadagnare in internet, Articles Marketing e Comunicati Stampa</description>
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		<title>Leggi pazze nel mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 09:21:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ChiccoIII</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA["chicche"]]></category>
		<category><![CDATA[attività sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[leggi]]></category>
		<category><![CDATA[leggi estratte dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi pazze]]></category>
		<category><![CDATA[sorridere]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni giorno, guardando i nostri telegiornali delle varie emittenti rimaniamo a bocca aperta, constatando quanto in molti casi le nostre leggi siano inadeguate o semplicemente inapplicabili se rapportate al ritmo di vita al quale siamo costretti a viaggiare ogni giorno.
Per esempio, ancora oggi in tutte le strade urbane c&#8217;è il limite dei 50 Km orari, benissimo, peccato che un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni giorno, guardando i nostri telegiornali delle varie emittenti rimaniamo a bocca aperta, constatando quanto in molti casi <strong>le nostre leggi siano inadeguate o semplicemente inapplicabili se rapportate al ritmo di vita al quale siamo costretti a viaggiare ogni giorno.</strong></p>
<p>Per esempio, ancora oggi in tutte le strade urbane c&#8217;è il limite dei 50 Km orari, benissimo, peccato che un semplice ciclomotore, appena accellera un poco oggi va già ai 60 &#8211; 70 Km orari. Lo fà non lasciando tutti indietro, ma andando come le autovetture che lo circondano, evidentemente i mezzi in circolazione sono diversi da quelli che c&#8217;erano quando erano stati stabiliti i limiti in origine e poi mai stati modificati (autostrada a parte).</p>
<p>Questo era solo un <strong>semplice esempio</strong> di vita quotidiana, per far capire che se nel piccolo ci sono errori, quando vediamo fatti di cronaca al Tg impuniti non dovremmo stupirci e invece giustamente rimaniamo sempre a bocca aperta.</p>
<p>E gli altri paesi? La convinzione è che gli altri siano sempre meglio di noi, come l&#8217;erba del vicino che è sempre più verde della nostra&#8230;<strong>ecco 25 leggi estratte dal mondo che ci faranno un pò sorridere:</strong></p>
<ol>
<li>A Bozeman, nel Montana  c&#8217;è una legge che vieta qualsiasi attività sessuale nel cortile antistante casa dopo il tramonto.</li>
<li>Nella Contea di Salt Lake, nello Utah  è illegale camminare per strada portando un violino dentro un sacchetto di carta.</li>
<li>In Oklahoma  si può essere arrestati se si fanno brutte facce ad un cane.</li>
<li>Nello Stato della California è illegale che un veicolo proceda privo di conducente ad  una velocità superiore a 60 miglia orarie.</li>
<li>Nel Tennesse è illegale guidare mentre si stà dormendo.</li>
<li>A San Francisco è contro la legge permettere al proprio cavallo di produrre una quantità di sterco superiore ai sei piedi in un angolo di strada.</li>
<li>A Devon, nel Texas, è illegale muoversi mentre si è nudi.</li>
<li>In Florida gli uomini visti in abbigliamento privo delle spalle coperte possono essere multati.</li>
<li>Nel South Carolina è vietato picchiare la moglie nei gradini del cortile di casa la domenica.</li>
<li>Per legge  a Danville, Pennsylvania, tutti gli idranti devono essere controllati un&#8217;ora prima di tutti gli incendi.</li>
<li>In Pennsylvania, è contro la legge per legare un biglietto da un dollaro con un filo, metterlo a terra e tirarlo via quando qualcuno cerca di raccoglierlo.</li>
<li>In California è illegale mettere una trappola per topi senza una regolare licenza di caccia.</li>
<li>La pena per chi si getta da un palazzo a New York è la morte.</li>
<li>A New York una sentenza ha vietato ad un ristorante di chiamare un panino &#8220;sandwich carne in scatola&#8221; se questo è fatto con pane bianco  maionese.</li>
<li>In Francia esiste una legge che vieta la vendita di bambole che non hanno volti umani.</li>
<li>Ad Atene, in Grecia, può essere ritirata la patente di chi guida poco vestito o in modo indecente.</li>
<li>A Calgary, in Alberta esiste ancora una legge che impone alle aziende in città di montare le guide per i cavalli.</li>
<li>A Wilbur, Washington, è illegale cavalcare un cavallo brutto.</li>
<li>Nello Stato della Louisiana, se si viene morsi da qualcuno con i denti naturali è considerato &#8220;aggressione semplice&#8221;, ma se ciò avviene con la dentiera è &#8220;aggressione aggravata&#8221;.</li>
<li>Nello stato di Washington, è illegale avere rapporti sessuali con una vergine in quaunque circostanza. (Compresa la prima notte di nozze).</li>
<li>In Svizzera è illegale per un uomo  vietato rimanere alzato dopo le ore 22:00. (Anche con la luce accesa?)</li>
<li>In Florida, è illegale fare un peto in un luogo pubblico dopo 06:00 il giovedì.</li>
<li>In Massachusetts, è illegale andare a letto senza prima essersi fatti il bagno. (Tuttavia, un&#8217;altra legge vieta di farsi il bagno di Domenica)</li>
<li>A Jidda, in Arabia Saudita, alle donne era vietato l&#8217;uso della piscina negli alberghi nel 1979.</li>
<li>A Samoa, è un crimine di dimenticare il compleanno della moglie.</li>
</ol>
<p>Naturalmente ci auguriamo che molte di queste &#8220;chicche&#8221; oggi non vengano applicate, tuttavia pensare che a Danville sappiano prima, quando sta per scoppiare un incendio è stupefacente. Per fortuna possiamo stare tranquilli anche il vicino ha l&#8217;erba non verdissima..</p>
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		<title>MA IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO VALE SOLO PER BERLUSCONI?</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 20:51:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>niella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[legittimo impedimento]]></category>

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		<description><![CDATA[MA IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO VALE SOLO PER BERLUSCONI?
da tempo si attende una legge costituzionale che disciplini le immunita&#8217;
Ottenuta  l’approvazione da parte della Camera, tra un mese circa, il disegno di legge sul legittimo impedimento sarà esaminato anche dal Senato e sarà legge-  salvo improbabili sorprese. Il tanto discusso testo, con gli emendamenti e le modifiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MA IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO VALE SOLO PER BERLUSCONI?</p>
<p>da tempo si attende una legge costituzionale che disciplini le immunita&#8217;</p>
<p>Ottenuta  <strong>l’approvazione da parte della Camera</strong>, tra un mese circa, il disegno di legge sul legittimo impedimento sarà esaminato anche dal Senato e <strong>sarà legge</strong>-  salvo improbabili sorprese. Il tanto discusso testo, con gli emendamenti e le modifiche apportate, in buona sostanza stabilisce che il premier e i suoi ministri <strong>possono ottenere il rinvio</strong> dell&#8217;udienza dei processi in cui sono imputati <strong>se «legittimamente impediti</strong>» a comparire in tribunale, perché impegnati in attività di governo. Basterà quindi attestare l&#8217;esistenza di un impedimento, per ottenere  il rinvio del processo ad un’ altra udienza anche fino a sei mesi dopo. Ciò consentirà, come recita il testo-legge “al Presidente del Consiglio dei ministri e ai ministri il sereno svolgimento delle funzioni loro attribuite dalla Costituzione e dalla legge”.  Si tratta di una legge ponte, <strong>solo temporanea</strong>, come hanno affermato i suoi ideatori, che ha la durata di 18 mesi dalla sua entrata in vigore, ma  serve ad introdurre una specie di <strong>armistizio tra il governo e la magistratura</strong> nell&#8217;attesa che il Parlamento approvi una legge costituzionale sulle immunità. È inutile dire che i componenti dei partiti di maggioranza abbiano espresso i pareri più favorevoli nei confronti della futura legge. Per l&#8217;opposizione, invece, con <strong>Franceschini </strong> in testa, si tratta dell&#8217;ennesima legge ad personam,  incostituzionale, fatta ad uso e consumo di Berlusconi che con questo stratagemma parlamentare riuscirebbe ad evitare di essere processato. Poiché la materia delle prerogative del Presidente del Consiglio e dei suoi ministri può essere disciplinata soltanto da una legge costituzionale, secondo <strong>D’Alema</strong>,  Berlusconi ha inteso lanciare “<strong>una sfida alla Consulta</strong>” e  “riproporre in modo furbesco il lodo Alfano”.</p>
<p>Mentre l’Udc di <strong>Pier Ferdinando Casini</strong>, inizialmente orientata verso l’astensione, ha in un certo senso difeso in Aula  il principio della norma sul legittimo impedimento,  definendo  il provvedimento «discutibile, per certi versi detestabile», ma anche «coraggioso» perché «<strong>risolve il problema del rapporto tra politica e magistratura».</strong></p>
<p>Anche gli <strong>uffici giuridici della Presidenza della Repubblica</strong> stanno monitorando con attenzione le sorti del ddl sul legittimo impedimento. Come è noto per il Colle non ci sono questioni di principio che vietino la questione del legittimo impedimento, anzi Napolitano sa benissimo che da tempo <strong>è necessaria una legge organica che regoli l’immunità parlamentare</strong> .<br />
Pur trattandosi di una materia che è stata al centro di accesi dibattiti nel passato, è auspicabile che siano rispettati gli orientamenti originari del legislatore  costituzionale.</p>
<p>Ecco perché il monito  del Quirinale va semmai  nella direzione di una diligente determinazione delle forme e dei tempi di questo &#8220;impedimento&#8221; affinchè sia mantenuto e rispettato l’equilibrio tra l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e il diritto-dovere del capo dell’esecutivo, e dei suoi collaboratori, di governare.</p>
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		<title>L’IMMAGINE DEL LEADER: Quanto conta per gli elettori?</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 20:03:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Disint</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
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		<description><![CDATA[Quanto conta l’immagine dell’uomo politico per gli elettori al fine del voto? E&#8217; il quesito a cui Mauro Barisone cerca di dare una risposta, nel libro L&#8217;immagine del Leader.  L&#8217;autore prende in considerazione diversi personaggi politici, da G.W.Bush  a Zapatero, passando attraverso l’analisi anche di leader minori.
Iniziando ad analizzare il libro, Barisone, da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quanto conta l’immagine dell’uomo politico per gli elettori al fine del voto? E&#8217; il quesito a cui Mauro Barisone cerca di dare una risposta, nel libro <strong>L&#8217;immagine del Leader</strong>.  L&#8217;autore prende in considerazione diversi personaggi politici, da G.W.Bush  a Zapatero, passando attraverso l’analisi anche di leader minori.<br />
Iniziando ad analizzare il libro, Barisone, da la colpa alla videopolitica, termine che indica la miscela tra televisione e leader politico, di ribaltare il rapporto tra i leader e la democrazia.<br />
L’autore dichiara che &lt;&gt;, infatti l’immagine del leader è lavorata sul piano della presentazione visiva ma anche sotto il profilo dei tratti di personalità, delle qualità di leadership e delle posizioni politiche.<br />
Nel primo capitolo, “IMMAGINE MENTALE, IMMAGINE PUBBLICA”, l’autore definisce che cos’è l’immagine e per definirla porta degli esempi di leader politici.<br />
L’immagine è un termine complesso e reso tanto più ambiguo dalla varietà degli usi di senso comune. Secondo l’autore, uno dei limiti è quello di &lt;&gt;.<br />
&lt;&gt; qui porta l’esempio di G.W.BUSH che appare nel suo ranch texano, mentre maneggia una motosega indossando cappello e stivali da cowboy.<br />
Da qua si deduce che &lt;&gt;. Nasce dunque un secondo quesito, ovvero se l’immagine che noi vediamo è falsa o rappresenta solo parzialmente la verità.<br />
La risposta, secondo i più moderni sociologi dei media, sembra essere che tra immagine e realtà non ci sia nessuna differenza. Questo si deve al fatto che il mondo è saturo di immagini della politica veicolate dai media.<br />
&lt;&gt;.<br />
Quindi reale è quello che viene percepito come tale.<br />
&lt;&gt;.<br />
Infine la ragione fondamentale sarebbe legata al discorso dello “spettacolo politico”, ovvero quella che raffigura ogni interazione sociale come una recita, una rappresentazione teatrale fra attori che cercano di salvare la faccia o di ben figurare sul palcoscenico della vita quotidiana, e se la vita politica può essere vista come una grande rappresentazione rituale, non può che essere considerata come una grande recita nella quale è praticamente impossibile distinguere la trama reale dalla trama spettacolare.<br />
Il secondo equivoco che si fa sull’immagine politica riguarda la questione dell’appartenenza, della superficie, dell’aspetto meramente esteriore. Ovvero solo il look. Questa sarebbe l’immagine visiva, ma questa, secondo Barisone, &lt;&gt;<br />
&lt;&gt;qua porta l’esempio di BILL CLINTON, ovvero si potrebbe pensare all’uomo prestante, brizzolato, l’accento rauco del sud, il carattere espansivo; ma anche l’etichetta di partito democratico; come tutte le sue politiche fino al caso dell’impeachment.<br />
L’immagine sarebbe uno schema mentale, una sintesi degli elementi più accessibili per un individuo in un momento dato.<br />
Quindi nel 1992 Clinton sarebbe stato legato ad una immagine diversa rispetto all’attuale: ovvero sassofonista, renitente alla leva in Vietnam, di marito poco fedele,ecc&#8230; Oggi la figura è per tutti quella di una personalità super partes dotata di un capitale di prestigio accumulato nell’arco di due presidenze, ecc..<br />
Quindi l’immagine è essenzialmente l’immagine ricevuta che potrà in maggiore o minore misura coincidere con l’immagine proiettata, frutto degli sforzi strategici e comunicativi di un leader politico e dei suoi consulenti.<br />
L’immagine è immagine mentale. Quindi si parla di un processo cognitivo, o meglio si trova al crocevia di tre processi cognitivi:</p>
<p>-i processi percettivi (quale immagine visiva mi viene in mente);<br />
-i processi immaginativi (come recepiamo ed elaboriamo ogni nuovo stimolo o informazione aggiuntiva);<br />
-i processi mnestici (quali conoscenze ho depositato nella memoria a lungo termine e sono in grado di recuperare).</p>
<p>Nei capitoli successivi il libro entra nel vivo del discorso dell’immagine del leader, e viene divisa in:</p>
<p>-immagine personale;<br />
-immagine politica;<br />
-immagine performativa.</p>
<p>L’immagine personale e quella politica, sono le dimensioni più evidenti che compongono l’immagine del leader.<br />
L’immagine personale &lt;&gt;.<br />
Secondo Barisone, ad un primo livello si trova la faccia, definita come l’insieme dei tratti esteriori, quelli che hanno a che fare con l’apparenza fisica o con la presentazione visiva del leader. Faccia, dunque, che è immagine visiva, ovvero una parte dell’immagine personale e dunque dell’immagine del leader.<br />
Essa è considerata l’aspetto più importante, in quanto gli elettori sceglieranno, una faccia bella piuttosto che ad una brutta.<br />
Infatti da quando c’è la televisione non può che andare così: &lt;&gt;.<br />
Tre sono le tesi che vengono riportare, da Barisone, a sostegno della tesi per cui si deve dare una certa importanza ai tratti fisici nella competizione elettorale:</p>
<p>-si basa sulle teoria implicite della personalità ed è un discorso psicologico: ovvero, la faccia viene usata come spia della personalità: ovvero, alla persona di dall’aspetto piacevole verrà dato una personalità simpatica e piacevole; oppure le persone dai lineamenti infantili verranno percepite come più oneste, sincere ma incerte, poco sicure di sé, contrariamente a quelle dai tratti squadrati e spigolosi.<br />
-La bella faccia, potrà procurare al candidato che la possiede un<br />
vantaggio competitivo sui concorrenti, per un duplice meccanismo inerente al mondo dei media e alla logica della televisione: ovvero si di bell’aspetto ma anche deve padroneggiare le tecniche di comunicazione televisiva.<br />
-L’ultimo punto riguarda la selezione delle candidature. Ed è un punto al negativo, in quanto il candidato dalla faccia particolarmente inadeguata rischia di far compromettere l’esito delle elezioni.</p>
<p>Un’ altro punto a sostegno dell’immagine personale è sicuramente la capacità comunicativa. Capacità comunicativa, che è sia verbale: ovvero capacità retoriche, abilità dialettiche e logica argomentativi, ma anche non verbale: ovvero l’espressività facciale, la postura del corpo, la gestione delle mani e delle braccia.<br />
Il testo fa riferimento alle primarie democratiche del 2004 dove JOHN KERRY batté il rivale Edwards. Nonostante Kerry avesse una immagine visiva eccentrica, riuscì ad acquisire una capacità comunicativa ottima e questo lo portò a sfidare G.W.Bush alle presidenziali. Questa capacità può essere ridotta alle espressioni inglesi hand-shaking e baby-kissing.<br />
Altri caratteri che vengono citati nel testo, e che sono legati all’immagine personale, sono relativi alla sfera privata, ovvero la fedeltà coniugale, la vita personale, passata e presente, e l’appartenenza religiosa.<br />
La fedeltà coniugale, è da intendersi come elemento, quasi fondamentale, nel contesto delle elezioni americane.<br />
L’autore porta l’esempio di un senatore democratico candidato alle primarie del 1988, che messo sotto pressione dai media, per presunte relazione extraconiugali, riuscì ad ottenere solo il 4% come percentuale di voto nel suo Stato di appartenenza.<br />
Diverso, fu il discorso per Bill Clinton,  infatti già nella sua immagine personale, un tratto caratterizzante, anche delle primarie del 1992 era quello dell’infedeltà.<br />
Ma nonostante questo scandalo, il livello di approvazione del presidente resse sempre a buoni livelli, ma alla fine dell’impeachment salì fino al 70%.<br />
Quindi era sempre visto come un buon presidente.<br />
In Italia, le voci che corrono fra gli addetti ai lavori riguardo alle relazioni extraconiugali dei politici sono irrilevanti per l’opinione pubblica, come generalmente discreta, benché di una discrezione decrescente nel tempo, la copertura che i giornali offrono sull’argomento.<br />
Per quanto riguarda il discorso della vita personale del leader, il caso più interessante che ha portato l’autore riguarda il presidente USA Bush, il quale, ha avuto un passato da alcolista e si dice che avesse tendenze ad assumere stupefacenti, ma questi elementi restarono sullo sfondo della campagna elettorale del 2000. Egli, infatti, riuscì ad adoperarsi per neutralizzare questi gravi tratti dell’immagine latente e lo fece proponendosi con la ritualità del cristiano rinato e reiterando un messaggio religioso e tradizionalista che sarà poi sublimato nella campagna del 2004, sul tema dei valori morali.<br />
&lt;&gt;.<br />
E con questo termina la spiegazione dell’immagine personale.<br />
L’immagine politica, a differenza dell’immagine personale, stanno concetti politologici, ovvero &lt;&gt;.<br />
A questo modello si contrappone quello definito di “identificazione partitica”, ovvero l’elettore esprime il voto fondato su un sentimento di attaccamento a un partito, e talvolta quello del “voto personale”, legato alle qualità del leader politico o del candidato.<br />
L’ultima immagine analizzata da Barisone è: l’ immagine performativa.<br />
Essa sarebbe la somma delle due immagini sopra descritte, o meglio, la traduzione di entrambe queste immagini in una sfera più generale di &lt;&gt;.<br />
Quindi possiamo definirla come l’immagine che meglio sintetizza l’immagine di un leader per il cittadino che viene impegnato in un processo valutativo dell’offerta politica. All’origine dell’immagine performativa si trovano la sfera politica e quella personale, le quali possono anche occupare, una posizione dominante nell’immagine globale del leader.<br />
Alla fine di questo capitolo, l’autore elenca dieci ideal- tipi di immagini performative di successo:</p>
<p>-Il Creso. Quando l’immagine personale del candidato ricco come un Creso si trasfigura nell’immagine performativa del Re Mida, che trasforma in oro ciò che tocca. Il candidato è un leader multimilionario, di una ricchezza prodotta in sfere extra politiche.<br />
Il Vincente. Il candidato tanto più votato quanto più pronosticato di vincere.<br />
-Il Normale. Immagine performativa più vicina alla sfera dei posizionamenti politici. (ovvero il politico che in Sicilia si accomoda con Cosa Nostra, in Afghanistan codifica l’uso del burqua)<br />
-Il Manager. Esso si propone come il soggetto in grado di garantire una solida maggioranza al partito dominante.<br />
-L’Outsider. È il politico che porta nuovi linguaggi, risorse fresche, competenze diverse e voti supplementari. La provenienza del leader può essere diversa e non importa, infatti esso può arrivare addirittura dal cinema.<br />
-Il Carismatico. Il termine carismatico è da intendersi in senso weberiano, adattato alla politica elettorale  massmediatica moderna. Questo leader Emerge solo in certe fasi storiche. Esso si sente chiamato a svolgere una missione ed è riconosciuto come tale dalle masse.<br />
-Il Post identitario. Ha in se un valore di guida ed è al di sopra delle vecchie ideologie politiche.<br />
-IL Leader Forte. Immagine sommamente performativa non si esaurisce  nell’uomo dal pugno di ferro. Esso è chi riesce a rassicurare il la propria popolazione, spesso in crisi di emergenza.<br />
-L’Everyday man. Esso è chi è più vicino alla sfera personale, l’immagine performativa del candidato si fonda sui tratti percepiti del calore umano, della semplicità, della vicinanza alla gente della facilità nel contatto con il pubblico.<br />
-Il Genuino. Esso è il soggetto che si presenta come uno schietto, persona senza problemi di immagine e di cui si può dire che la sua immagine performativa è proprio quella immagine.</p>
<p>Per rispondere al quesito iniziale, ovvero quanto conta l’immagine del leader, Barisone dice che bisogna aiutarsi con altre tre domande: dove/quando conta, chi conta e come conta.<br />
Per rispondere alla prima domanda dove/quando conta, bisogna tenere conto del contesto spazio e temporale:<br />
il contesto istituzionale: l’immagine conta sicuramente di più nei sistemi istituzionali, e nelle cariche ad elezioni diretta, con possibilità di voto personale sulla scheda.<br />
il contesto territoriale: l’immagine conta nelle unità territoriali (collegi, regioni, circoscrizioni) prive di struttura sociopolitica marcante, di un partito egemone.<br />
il contesto politico: l’immagine conta nei contesti politici poco polarizzati, dove l’offerta politica si caratterizza per una debole distanza ideologica e una limitata differenziazione programmatica, e dove la cultura politica dei cittadini è relativamente omogenea.<br />
la congiuntura economica: l’immagine conta in assenza di congiunture speciali – boom o recessioni – che trasformino il voto in pressoché scontata conferma o destituzione del governo uscente<br />
li clima d’opinione: l’immagine conta dove siamo in assenza di un clima d’opinione dominante, in cui molti, auspicano un cambiamento. Quindi non alla fine di un ciclo politico, e non all’apice di successo di un governo.<br />
la crisi sistemica: essa conterà in situazioni dove le strutture dei riferimenti politici cedono.<br />
la struttura della comunicazioni di massa: l’immagine conterà dove il sistema mediatico sarà caratterizzato da elevata presenza di canali di informazione, cultura giornalistica partisan, un netto orientamento del pubblico alla televisione come fonte di informazione politica, e in assenza di regolamentazione dei flussi di comunicazione elettorale.<br />
il tipo di campagna: l’immagine conterà in una campagna elettorale non a bassa intensità (a bassa salienza per gli elettori e a debole copertura mediatica) dove le definizioni delle abitudini di voto saranno minime.</p>
<p>Per rispondere alla seconda domanda chi conta, si tiene conto dei requisiti del candidato e della sua immagine:<br />
la notorietà: l’effetto leader si calcola sui grandi numeri. Affinché l’immagine del leader possa essere influente sull’esito aggregato del voto, il leader deve contare su una notorietà quasi assoluta.<br />
la familiarità: per rappresentare la base del voto, il candidato deve essere noto e familiare agli elettori, mentalmente vivido e accessibile.<br />
la simbolicità: il candidato tenderà a incarnare una sorta di simbolo, una figura in grado di condensare cognizioni e affetti, suscitare emozioni, orientare e mobilitare.<br />
la popolarità: esso sintetizza notorietà e gradimento nell’elettorato, e fornisce una misura dell’efficacia di un’immagine politica<br />
l’incumbency: lo statuto di candidato uscente rende più probabile tutte le caratteristiche precedenti,  facilita l’acquisizione di spazi mediatici e favorisce l’accesso allo spazio cognitivo dell’elettore che decide.<br />
l’immagine visiva: ovvero avere una buona immagine, nel senso riduttivo di un buon look, o aspetto esteriore.</p>
<p>La terza ed ultima domanda è come conta l’influenza del leader sul voto:<br />
l’effetto diretto: l’elettore vota quel partito o schieramento perché c’è quel leader, con quella data immagine.<br />
l’effetto negativo: l’elettore defeziona da un partito o da uno schieramento perché guidato da un dato leader.<br />
l’effetto indiretto di lungo periodo: l’elettore vota abitualmente per un dato partito la cui offerta politica complessiva ritiene più credibile, e alla cui immagine di credibilità contribuisce il candidato alla leadership.<br />
l’effetto indiretto di breve periodo: l’elettore vota, a una elezione data, per un partito la cui coalizione complessiva ritiene più credibile, e alla immagine di credibilità contribuisce il candidato alla leadership.<br />
l’effetto indiretto retrospettivo: il leader è un incumbent, ovvero un primo ministro o presidente uscente. L’elettore si ritiene soddisfatto dell’operato del leader e del suo governo.<br />
l’effetto indiretto programmatico: voto d’opinione, ovvero credo nel programma, e voto il leader che lo propone.</p>
<p>Quindi ora, con queste basi possiamo rispondere alla domanda quanto conta l’immagine del leader nella competizione elettorale.<br />
Nelle forma dell’effetto diretto, l’immagine del leader, al di fuori delle competizioni presidenziali, conta relativamente poco. Niente se il contesto è opposto a quello precedente. Qualche punto percentuale, nei casi più tipici. Di più, quando le condizioni maggiormente propizie sono soddisfatte.<br />
Il discorso sull’immagine del leader ha molto del suo interesse nelle varie modalità, nelle diverse forme in cui essa può influenzare la scelta del voto e il giudizio su un presidente, su un primo ministro, sul capo di partito. In questo senso, l’immagine è anche un fenomeno pervasivo, che impregna di sé l’intero processo elettorale.<br />
Dunque, secondo l’autore del libro, è necessario tenere conto dell’immagine, ma bisogna dirsi che a volte conta altre volte no. L’importante è esplorare i contesti, in cui, l’immagine,  conta poco o è del tutto impotente.</p>
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		<title>RIFORMA DEL PROCESSO PENALE. IL PUNTO DELLA SITUAZIONE</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 23:26:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>niella</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[processo penale]]></category>
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		<description><![CDATA[RIFORMA DEL PROCESSO PENALE. IL PUNTO DELLA SITUAZIONE 
Tra scioperi e mezze verità quali sono i cambiamenti apportati  dalla nuova legge
 
Da mesi non si parla d’altro che delle novità introdotte dalla riforma della giustizia penale. Chi plaude con entusiasmo ai cambiamenti, chi ritiene si tratti di una totale oscenità,  ma quali sono i cambiamenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>RIFORMA DEL PROCESSO PENALE. IL PUNTO DELLA SITUAZIONE</strong><strong> </strong></p>
<p><strong><em>Tra scioperi e mezze verità quali sono i cambiamenti apportati  dalla nuova legge</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Da mesi non si parla d’altro che delle novità introdotte dalla <strong>riforma della giustizia penale</strong>. Chi plaude con entusiasmo ai cambiamenti, chi ritiene si tratti di una totale oscenità,  ma <strong>quali sono i cambiamenti che apporta?</strong> Chi è contrario e perché? Sono queste le domande che si fanno i cittadini sempre più disorientati e perplessi, in mancanza di chiarezza sui motivi del contendere. Entrambi gli schieramenti politici sono perfettamente consapevoli della <strong>necessità di una radicale riforma </strong>per la nostra giustizia, ma continuano a litigare, mettendo in campo mezze verità ed affermazioni solo parziali, senza spiegare con trasparenza i pro e i contro di ogni loro azione. Ma si sa gli uni e gli altri sono da sempre impegnati a sfruttare ogni situazione per guadagnare pezzi di elettorato sulla base di falsi e strumentali contrasti . Anche <strong>la casta dei magistrati</strong> d’altro canto è scesa in campo contro la riforma, preoccupata, a suo dire, di salvaguardare un non meglio definito assetto costituzionale, senza specificare tuttavia quali possano essere i danni della riforma per il sistema. È più probabile che i magistrati abbiano fatto fronte comune solo <strong>per difendere i propri privilegi “costituzionali”</strong>fortemente ridimensionati dalla riforma, dimenticando che proprio secondo la Costituzione  il giudice è soggetto alla legge, mentre la sua creazione è di appannaggio esclusivamente parlamentare .</p>
<p>In realtà, per quanto discussa, <strong>la riforma non è stata così integrale</strong>, non incidendo né sul codice di procedura penale né sulla struttura dell’apparato della magistratura e non riducendo la durata di tutti i processi,  ma soltanto di alcuni e per reati davvero minori, il resto della struttura portante del diritto processuale penale è rimasto invariato.</p>
<p>Ma vediamo in concreto <strong>cosa è cambiato</strong>.</p>
<p>Sono stati <strong>ampliati i poteri della polizia giudiziaria</strong> che, sola, potrà prendere cognizione delle notizie di reato, godendo di maggiore autonomia  nello svolgimento delle indagini  anche al di fuori delle direttive impartite dai pm. Mentre questi ultimi dovranno accontentarsi delle notizie fornite loro dalla pg operante e  <strong>i magistrati</strong> <strong>vedranno ridotti i loro poteri</strong> di impulso o di iniziativa anche nell’ emettere provvedimenti cautelari.</p>
<p>Inoltre è stato introdotto un controllo sulla produttività cui sono sottoposti tutti i magistrati con rapporti trimestrali e sanzioni disciplinari.</p>
<p>Sono stati forniti <strong>al cittadino  degli strumenti di garanzia</strong> nei confronti del giudice : criteri più certi per individuare quello territorialmente più  competente e maggiori possibilità di astensioni e ricusazioni, anche nel caso in cui i giudici esprimono pareri fuori dell’esercizio delle funzioni giudiziarie e che non siano pertanto imparziali.</p>
<p><strong>Sono stati ampliati i poteri della difesa</strong> e i criteri di ammissione della prova favorevole all’imputato, con l’obiettivo di garantire un giusto processo dove sia perfetta la parità tra accusa e difesa, rendendo effettivo l&#8217;articolo 111 della Costituzione.</p>
<p>Da non trascurare è, sempre a vantaggio del cittadino, il divieto per i Tribunali di usare e il conseguente obbligo di distruggere tutti quegli atti che non costituiscono notizia di reato e che andrebbero altrimenti a costituire dei veri e propri archivi di informazioni private non giustificabili.</p>
<p>Grosse novità anche in tema di <strong>digitalizzazione</strong> per la comunicazione degli atti e <strong>procedure telematiche </strong>per la partecipazione a distanza al processo con misure che sgraveranno il sistema da formalismi e consentiranno risparmi in termini di tempo e danaro.</p>
<p>Infine, per rendere effettivo un principio previsto dalla Costituzione che è la partecipazione del popolo all&#8217;amministrazione della giustizia, sono stati  introdotti dei nuovi criteri di nomina dei giudici onorari scelti tra avvocati, professori universitari e magistrati</p>
<div><strong> </strong></div>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Il Modello Istituzionale Olandese nel 1600: in Olanda e nel Regno di Napoli</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 20:23:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Disint</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Seicento: un secolo di sola crisi?
Verso la metà del Seicento iniziò in Europa un periodo di declino e depressione. Le calamità naturali (principalmente carestie e pestilenze) colpirono pesantemente le popolazioni europee. Le guerre che si combatterono fino alla metà del Seicento bloccarono le attività economiche, distrussero immense ricchezze e crearono vuoti spaventosi, soprattutto in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Seicento: un secolo di sola crisi?</strong></p>
<p>Verso la metà del Seicento iniziò in Europa un periodo di declino e depressione. Le calamità naturali (principalmente carestie e pestilenze) colpirono pesantemente le popolazioni europee. Le guerre che si combatterono fino alla metà del Seicento bloccarono le attività economiche, distrussero immense ricchezze e crearono vuoti spaventosi, soprattutto in Germania. Pure i raccolti furono disastrosi, e tutto ciò si tradusse con una diminuzione della popolazione Europea.<br />
I governi, per sopravvivere, aumentarono la pressione fiscale e ciò determinò un accentuarsi della già misera situazione dei popoli.<br />
Gli apparati statali utilizzarono tutte le energie per consolidare un&#8217;immagine che sempre più li allontanava dalle vere esigenze del popolo, sempre più oppresso dalla burocrazia e dalla fame. Le agitazioni sociali, dunque, esplosero un po&#8217; ovunque: Francia, Spagna, Paesi Bassi, Inghilterra ed Italia. Queste rivolte non erano di tipo istituzionale, ma di tipo sociale; ovvero ci si rivoltava contro l&#8217;incapacità dei governanti di far fronte alle mutate esigenze del vivere quotidiano. Tutto ciò portò, al rovesciamento, anche politico, delle forze in gioco. La Francia, l&#8217;Inghilterra ed i Paesi Bassi sfruttarono questa nuova situazione per un rinnovamento interno, mentre la Spagna e l&#8217;Italia si avviarono verso una decadenza ancora più profonda.<br />
Una crisi, questa, che percorse tutta l’Europa ma non toccò tutti gli Stati in eguale misura. Uno di questi è sicuramente l’Olanda, che in questo secolo, fa notare uno dei suoi momenti di maggior lustro e splendore.<br />
Secondo un mercante inglese, Josiah Child, l’Olanda del 1668 avrebbe conosciuto una crescita, prodigiosa nel commercio interno e in quello estero, ma anche nella ricchezza e nella consistenza della flotta, senza usare mezzi che altre nazioni avrebbero potuto mettere in campo.<br />
Child cerca di dimostrare questa tesi nella sua Brief Observations Concerning Trade and Interest of Money, facendo un elenco di mezzi che avrebbero portato gli olandesi a far progredire i loro commerci, e di conseguenza le loro ricchezze.<br />
Egli nota come i mercanti, siedono nei Consigli di Stato e di Guerra; questi mercanti, che hanno una grande esperienza teorica e pratica, fanno le leggi, le ordinanze e organizzano le paci con le potenze straniere, con grande vantaggio dei loro commerci. Commerci, che erano in particolare commerci di intermediazione, cioè l’acquisto di prodotti immagazzinati e poi rivenduti su altri mercati. Questo modo di commerciare, avveniva grazie alle grandi compagnie commerciali, la più famosa sicuramente è la Compagnia delle Indie Orientali (Vereenidge Oost-Indische Compagnie), che alla fine del secolo sarebbe diventata una grande agenzia coloniale e controllava non solo il commercio, ma anche la produzione di spezie e di tessuti, dopo ad aver sconfitto la concorrenza portoghese.<br />
In un secondo punto, si descrive come funziona la legge ereditaria; per cui tutti i figli ereditano, in eguale parte le ricchezze del padre.<br />
Poi si fa presente che ci sono grandi incentivi verso gli inventori di nuovi metodi per produrre, agli scopritori di nuove tecniche commerciali, nonché a quelli che per primi diffondono in Olanda le merci sconosciute prima.<br />
L’istruzione (scrivere, aritmetica e contabilità commerciale) olandese viene data ai figli sia maschi che femmine, anche a quelli non particolarmente ricchi.<br />
Child, nella sua analisi, prende in considerazione pure l’aspetto di grande tolleranza in materia religiosa, grazie alla quale molte persone, magari cacciate dai propri Paesi per motivi religiosi, si rifugiano in Olanda con le loro famiglie e ricchezze, e dopo pochi anni iniziano a condividere gli interessi degli olandesi.<br />
L’ultimo punto fa presente che l’Olanda ha un bassissimo tasso di interesse del denaro, che in tempo di pace, dice l’autore, non supera il 3% all’anno, e che nel 1668 non supera il 4% (nonostante la guerra con l’Inghilterra).<br />
Grazie a questi accorgimenti socio-politici, l’Olanda riesce a splendere di luce propria, e quindi ad avere un’espansione economica e culturale in questo secolo.</p>
<p><strong>Vicende dell’Olanda nel 1600 e il suo modello istituzionale</strong></p>
<p>L’Olanda è l’esempio più straordinario di ascesa ai vertici dell’economia mondiale.<br />
Infatti le Province Unite, uscite vittoriose dalla guerra con la Spagna hanno saputo sviluppare un modello in grado di permettergli una scalata verso l’apice dell’economia mondiale in poco tempo.<br />
Alla base di questo successo economico, oltre a motivi economici, ed in particolare alla creazione della Compagnia delle Indie Orientali, fondata nel 16024 con l’appoggio degli Stati generali delle Sette Province Unite (Olanda, Frisia, Zelanda, Utrecht, Groninga, Oweyssel, Gheldria), anche a motivi legati alla composizione sociale del governo repubblicano uscito dalla lotta di indipendenza, nonché a fattori legati alla cultura e alla mentalità.<br />
Le Province Unite, uscite da una guerra con la Spagna per l’indipendenza (1587), riuscirono ad applicare la supremazia della fede protestante, ma anche la conservazione dell’autonomia cittadina e dell’amministrazione provinciale secondo il vecchio sistema degli stati, nonché la continuazione del proprio sistema economico.<br />
La Lega di Utrecht, non era che una alleanza militare per soverchiare il potere della Spagna, essa non aveva, dunque, tra i suoi obiettivi a libertà e l’autonomia politica; furono le circostanze che la resero tale.<br />
La Repubblica che ne uscì, fu un organismo politico che non voleva essere un nuovo Stato, ma quando dovette comportarsi da Stato, si consolidò una forma del tutto grezza, con la struttura che poggiava su fondamenta antiquate e non agiva in base a nessun principio preciso.<br />
Le Provincie Unite erano state create seguendo un carattere federativo ed unitario, infatti la struttura politica era quella di governo separato per quanto riguarda la singola Provincia, mentre era da definirsi unito quando si parlava di governo delle Provincie.<br />
Il segno più caratteristico di questa anomalia politica, sta nel fatto che, dopo la ripudia del re, venne mantenuta la carica del suo delegato, lo stadhoulder. Questi racchiudeva nella sua figura alcuni poteri sovrani, quali la concessione delle grazie e impersonava un’autorità che si contrapponeva allo stato ma non poteva dirsi né autorità di controllo né un potere subordinato.<br />
Oltre la figura del stadhoulder restò in carica la figura del grande pensatore (raad pensionaris). Esso raffigurava l’avvocato erariale, il quale era diventato presidente e segretario degli stati, inoltre era dotato di una grande influenza presso gli Stati Generali.<br />
La sovranità era riposta negli stati di ogni singola regione, le cariche pubbliche non erano venali, ma elettive, ed i consigli cittadini non erano dominati dai nobili.<br />
In quasi tutto il paese erano solo due le cassi che avevano il potere: il patriziato urbano e la nobiltà terriera. Questa ultima godeva di grande influenza negli stati di Gheldiria e dell’Overyssel, ma non aveva il potere di influenzare concretamente sulle cose della Lega, che quindi era influenzata dal patriziato urbano.<br />
Il governo locale, ovvero quello della città, era retto da un Consiglio composto da un numero determinato di persone; tra le quali si annoverano i magistrati che venivano mutati ogni anno ed erano scelti tra le persone che componevano il Consiglio.<br />
Se bisogna prendere decisioni pubbliche importanti veniva indetta l’Assemblea degli Stati: i quali stati si formavano da rappresentanti di Nobili e da rappresentanti di Città e rappresentavano, nell’ottica del tempo, un corpo intero della Provincia, infatti, secondo Guido Bentivolglio (nunzio pontificio presso Bruxelles dal 1607 al 1615), in queste sedute si decideva di comun’accordo e da tante Città se ne formava una sola, quindi esse diventavano un corpo unico.<br />
Il Consiglio di Stato, concepito all’origine come organismo di direzione centrale, si isterilì davanti agli Stati Provinciali riducendosi a un semplice organo di controllo finanziario.<br />
Poi c’era la figura del Governatore, che era il Principe d’Orange, che godeva, come vedremo, di prerogative grandissime d’onore e di autorità.<br />
Il Corpo dell’Unione, consisteva nella grand’Assemblea degli Stati Generali di tutte le sette provincie. Esso era composto di due ordini di persone, i Nobili del paese e i Deputati di città, provenienti da ogni singola provincia. Questa assemblea era convocata quando c’era una nuova situazione o si doveva discutere di interessi comuni per tutta l’Unione. In questo caso le decisioni erano prese all’unanimità.<br />
Nonostante tutte queste particolarità, questa Repubblica visse per due secoli e amministrò il proprio territorio e il suo popolo in maniera migliore rispetto gli altri Stati dell’Europa.<br />
Un altro punto di forza di questo sistema statale fu la posizione della casa d’Orange, la quale non aveva compiti di sovrano, ma era rivestita di un prestigio che sconfinava nella regalità e il suo rappresentante era sempre attivo sui campi di battaglia come comandante supremo. Egli aveva alla base, del suo potere, l’affetto incondizionato del popolo, che lo vedeva come il Padre della Patria, in grado di avere, al bisogno, una volontà più forte dell’aristocrazia governante.<br />
Inoltre bisogna ricordare, che grazie alla Guerra dei trent’anni e a circostanze storiche favorevoli, l’Olanda riesce ad avere la supremazia economica; infatti, non deve temere la concorrenza della marina tedesca. La Spagna e il Portogallo hanno perso il loro potere commerciale, la Francia è appena uscita dalle guerre di religione e l’Inghilterra è in continua lotta per l’assetto statale.<br />
Questa supremazia dura fino al 1660. Ma la perdita di questa supremazia, economica e politica,  non significò, per l’Olanda del tempo,  la fine o la diminuzione della prosperità; anzi alla fine del XVII secolo, la Repubblica raggiunse il suo picco più alto sia nel ramo politico che in quello economico.</p>
<p><strong>Il “modello Olanda” del XVII secolo in Italia: in particolare nel Regno di Napoli</strong></p>
<p>Per iniziare a parlare di questa situazione, bisogna ricordare che alla base di questo tentativo di esportare il modello olandese fu la riuscita delle rivoluzione nelle Fiandre. Quindi secondo i reggenti italiani, il modello politico serviva per potersi liberare dal dominio spagnolo.<br />
Inoltre la propaganda e la conoscenza diretta dell’esperienza olandese arrivavano in Italia grazie ai soldati e ufficiali italiani che avevano combattuto nelle Fiandre e grazie ad una alleanza tra Venezia e l’Olanda stessa (1619), questo permise che molti olandesi che avevano preso parte alla rivoluzione portassero la loro testimonianza diretta.<br />
Un altro modo per intraprendere la conoscenza della realtà olandese fu costituita dai rapporti diplomatici con le diverse Repubbliche, in particolare con quella di Venezia, che era legata economicamente alla Repubblica olandese.<br />
Un secondo punto a favore di questo modello fu la fortuna economica olandese, la quale come ricordato in precedenza, fu talmente inaspettata e rapida da far diventare la Repubblica d’Olanda la potenza economica più grande del tempo.<br />
Da qui si deduce che la conoscenza della repubblica olandese e delle sue vicende erano ben conosciute in Italia, talmente tanto note da fornire materiale per l’elaborazione di una poposta politica in occasione della rivoluzione napoletana.<br />
L’inizio di questo tentativo di esportare il modello olandese in Italia, si ebbe nel 1647, quando, al culmine della ribellione antispagnola nel Regno di Napoli, venne conferito al duca di Guisa il titolo di “Difensore della libertà e Generale delle armi”.<br />
Questa figura politica aveva le stesse prerogative e gli stessi compiti che aveva il Principe d’Orange espletando la sua carica di stadhoulder.<br />
La ribellione napoletana nacque a seguito della gravezza del sistema fiscale spagnolo, venne seguita dalla proclamazione della repubblica.<br />
Questa repubblica era nata sul modello olandese, e quindi si chiedeva ai popoli di ciascuna provincia di eleggere una persona, la quale doveva rappresentare la sua provincia a Napoli. Con ciò si affermava la pari dignità a Napoli e alle altre provincie.<br />
Quindi abbiamo una repubblica che ha le seguenti caratteristiche:</p>
<p>- è nata da una ribellione antispagnola;<br />
- è una repubblica popolare;<br />
- è una organizzazione di tipo federale;<br />
- per le funzioni di guerra, il comando supremo era dato al duca di Guisa.</p>
<p>Queste caratteristiche sono riscontrabili nella Repubblica d’Olanda.<br />
Veniva dunque proposta una repubblica popolare, uno stato in cui tutte le provincie avessero un peso identico nell’esercitare le proprie funzioni di governo, ai nobili venivano riservati gli alti gradi dell’esercito e gli incarichi di prestigio, mentre il sistema economico sarebbe stato controllato dal ceto popolare.<br />
Il tutto sfumò una volta fallita la rivoluzione popolare contro il regime vicereale spagnolo, animata da Masaniello e Giulio Genoino, nel 1648. Data nella quale l’esercito spagnolo rientrò a Napoli.<br />
La repressione del governo di Madrid contro i ribelli napoletani fu un apparente indulto che fu seguito da condanne al carcere o a morte. Inoltre furono cancellati i documenti pubblici relativi al periodo rivoluzionario e vennero distrutti gli scritti che alludevano alla repubblica.<br />
Dopo il 1648, a Napoli, non si parlò più di Repubblica.</p>
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		<title>Berlusconi in ospedale: c&#8217;entra la politica?</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 23:42:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo74</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Duomo]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Il caso è di quelli che fa scalpore: Dopo il suo comizio a Milano, Il presidente del Consiglio viene colpito al volto da una miniatura del celebre Duomo. 20 giorni, la prognosi. Le polemiche su un evento che sicuramente avrà una cassa di risonanza mondiale,  si sono subito incendiate. Emilio Fede, il più strenuo difensore del Cavaliere dichiara apertamente di &#8221;non concedere mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il caso è di quelli che fa scalpore: Dopo il suo comizio a Milano, Il presidente del Consiglio viene colpito al volto da una miniatura del celebre <strong>Duomo</strong>. 20 giorni, la prognosi. Le polemiche su un evento che sicuramente avrà una cassa di risonanza mondiale,  si sono subito incendiate. Emilio Fede, il più strenuo difensore del Cavaliere dichiara apertamente di &#8221;non concedere mai più spazio all&#8217;On Di Pietro nel suo telegiornale&#8221; in risposta alle dichiarazioni di quest&#8217;ultimo sul caso odierno ( 13/12/09)  di aggressione al premier: &#8220;Io non voglio che ci si mai violenza &#8211; è il primo commento a caldo -, ma <strong>Berlusconi</strong> con i suoi comportamenti e il suo menefraghismo istiga alla violenza&#8221;. A parte le voci fuori dal coro dell ex magistrato e quella meno nota dell&#8217;On Ferrero, che sostiene di voler allearsi anche col diavolo pur di battere Berlusconi, il mondo politico è sostanzialmente unito nel sostenere il premier e condannare l&#8217;atto di violenza perpetrato ai suoi danni. Da Casini a Bersani,a Fini, tutti si dicono stupiti e disgustati.</p>
<p>B isognerebbe però riflettere sul fatto in se stesso: è, o è stata una questione politica?  o Massimo Tartaglia, l&#8217;autore dello spettacolare quanto stupido atto di aggressione è solo un pazzo in balia di ciò che dicono una parte dei media che Egli ha  però portato all&#8217;esasperazione,perlomeno nei suoi effetti sfociando appunto nel lancio di un oggetto contundente contro una massima carica del governo?</p>
<p>Può essere, come si è affrettata a dichiarare una consistente parte del mondo politico ( e mediatico) di centro-destra che questo assurdo crimine sia stato progettato, non ovviamente da un partito politico, ma  da qualcuno che in quel partito politico crede e che a titolo personale abbia voluto far valere le proprie ragioni nel modo più sbagliato,seguendo l&#8217;onda di &#8220;odio politico&#8221; perdurante  verso Berlusconi ?</p>
<p>Ufficialmente Tartaglia è in cura per problemi psicologici, di conseguenza verrebbe da pensare al gesto di uno sconsiderato; è da dire però che capita di  assistere a casi di infermità mentale, o semi-infermità mentale del tutto discutibili che salvano delinquenti incalliti da anni di galera che sarebbero più che meritati.</p>
<p>Questo discorso ovviamente andrebbe fatto anche se al posto di Berlusconi ci fosse stato chiunque altro, famoso o meno, politico o meno, miliardario o meno. Il problema non è chi viene attaccato, pur con tutta la rilevanza del caso, visto che  si tratta del Presidente del Consiglio, ma le modalità in cui l&#8217;attacco viene portato, decisamente fuori dalla logica civile che dovrebbe governare le azioni di ogni cittadino. <strong>che ne pensate?</strong></p>
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		<title>TESTAMENTO BIOLOGICO: IL DIRITTO DI SCEGLIERE</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 09:32:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Il testamento biologico in Italia e in Europa: il diritto di scegliere Intervista ad Antonio Palagiano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">“<em>Accettando quello del Senato come testo base per la discussione sul testamento biologico la Commissione Affari Sociali, di fatto, ha deciso di lavorare su un provvedimento che viola, palesemente, l’articolo 32 della nostra <strong>Costituzione</strong>&#8220;</em> lo ha dichiarato <strong>Antonio Palagiano</strong>, Capogruppo Idv in Commissione Affari sociali a margine della seduta che ha approvato, con <strong>24 voti favorevoli</strong> e <strong>18 contrari</strong>, di procedere all’esame del ddl <strong>Calabrò</strong> senza alcuna modifica.<br />
<em>“L’obbligo di inserire un sondino nasogastroesofageo in sala operatoria anche per chi è in dissenso </em>– prosegue <strong>Palagiano</strong> – <em>comporterà inevitabilmente l’aumento di ricorsi alla magistratura ordinaria, sia da parte dei familiari sia da parte dei medici che si rifiuteranno di intervenire. I miei colleghi si sono lasciati abbindolare da una politica che vuole obbligare i cittadini, anche in punto di morte, ad obbedire a delle dottrine a senso unico, violando la laicità dello stato e la libertà di scelta. Noi dell’Italia dei Valori continueremo a batterci, sia in Commissione che in Aula, affinché gli italiani abbiano un testo degno delle altre leggi europee in materia di</em> <em>testamento biologico</em>”. &#8220;<strong>Quali sono le leggi europee in materia di testamento biologico?</strong>&#8221; &#8220;<em>Da pochissimi mesi anche in Svizzera il testamento biologico è diventato legge</em>&#8221; spiega Palagiano- <em>In un Paese cattolico quale quello dell’oltralpe italiana questa è una vera notizia. E’ bastata una modifica all’articolo 370 del codice civile per stabilire che</em> &#8211; <em>Chi è capace di discernimento, può designare i provvedimenti medici ai quali accetta di essere sottoposto nel caso in cui divenga incapace di discernimento -. Ma la Svizzera è solamente un esempio. Una realtà, forse, nemmeno troppo vicina alla nostra (culturalmente parlando) rispetto a Spagna, Francia, Germania, Paesi Bassi o Inghilterra. Ma come vengono regolamentate le dichiarazioni anticipate di trattamento nei Paesi dell’Unione Europea? Non in tutti gli stati membri vi è una legge che regolamenta la materia. In Germania, ad esempio, è la pratica che prevale sulla normativa e, di fatto, il testamento biologico è una concreta possibilità per chi voglia usufruirne. Una sentenza della Corte Suprema del 2003 ha sancito, infatti, la validità del biotestamento riconducendo la sua natura vincolante (anche se non necessariamente scritta) al diritto di autodeterminazione dell’individuo. In Francia, Regno Unito, Paesi Bassi e Spagna esistono invece delle norme ad hoc che disciplinano questo importante passaggio della vita. Sono leggi recenti, vanno dal 2001 dei Paesi Bassi al 2005 di Francia e Regno Unito, e, anche se con diverse regole, restrizioni, deroghe, limiti o “date di scadenza” permettono al cittadino che si trova in una situazione di sofferenza estrema (o a chi per lui nel caso non sia più capace di intendere e volere) di predisporre le modalità più opportune per essere accompagnato alla morte, quando le speranze di guarigione sono ormai assenti. I punti in comune sono sostanzialmente tre: il valore limitato nel tempo della dichiarazione (ad es. 3 anni in Francia), il carattere vincolante del documento e la presenza di un soggetto terzo, il fiduciario. Questo è, infatti, il punto chiave: la <strong>possibilità di scegliere</strong>. Ed è questo che, di fatto, il ddl Calabrò vuole negare agli italiani. A questo punto è meglio procedere per giurisprudenza, caso per caso, piuttosto che adottare un provvedimento che viola il diritto dei cittadini di scegliere a quali trattamenti medici sottoporsi nella fase finale della propria vita&#8221;</em> conclude il deputato dipietrista<em>.</em>
</p>
<p style="text-align: justify"><em>Francesca Lippi</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Nella foto: Antonio Palagiano</em></p>
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		<title>Scandalo Marrazzo: Il governatore del Lazio si dimette.</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 12:49:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefanosb78</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Piero Marrazzo si dimette dalla carica di Governatore del Lazio a seguito del video scandalo che lo ritraeva in compagnia di un transessuale. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Piero Marrazzo si dè dimesso </strong>dalla carica di Governatore della Regione Lazio.  A seguito dello scandalo sul video che lo ritraeva in compagnia di un transessuale, e dei successivi ricatti che hanno portato all’arresto di quattro carabinieri della compagnia Trionfale di Roma,  il giornalista Rai ha deciso di accelerare la sua uscita dalla Regione Lazio perché non più in grado di sopportare  il peso di una situazione che gli sta provocando un forte stress. Ieri pomeriggio Marrazzo era stato visitato <strong>al Policlinico Gemelli</strong>, dove i medici gli avevano firmato un <strong>certificato medico di 30 giorni</strong> per forte stress psicofisico. Una volta pervenuto in Regione, il certificato medico aveva fatto scattare <strong>l’istituto dell’impedimento temporaneo</strong> che permette la delega momentanea dei poteri al vice presidente della Giunta Regionale <strong>Esterino Montino</strong>.</p>
<p>Secondo quanto fatto sapere nei giorni scorsi dagli uffici di presidenza, l’intenzione iniziale di Marrazzo era quella di rassegnare le dimissioni alla fine di questi trenta giorni di ‘convalescenza’.  Poi oggi la decisione di lasciare subito.</p>
<p>Dalle dimissioni al voto passeranno 135 giorni, 90 per i decreti di indizione dei comizi elettorali e 45 per indire i comizi. Di conseguenza, nel Lazio si voterebbe per le regionali il <strong>9 marzo</strong>, in anticipo di tre settimane rispetto all’<strong>election day</strong>, fissato per il 28 dello stesso mese.  Il premier Silvio Berlusconi, tuttavia, ha dichiato che anche il Lazio voterà insieme alle altre regioni.</p>
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		<title>Maroni chiede la chiusura del gruppo FB ‘Uccidiamo Berlusconi’. Ma nel frattempo è boom di iscrizioni.</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 08:10:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefanosb78</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Maroni chiede la chiusura del gruppo ' Uccidiamo Berlusconi' ma nel frattempo è boom di iscrizioni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Ministro dell’interno <strong>Roberto Maroni </strong>ha dato disposizioni affinché il gruppo su Facebook <strong>&#8216;Uccidiamo berlusconi&#8217;</strong> venga chiuso e denunciati alla magistratura quelli che sono intervenuti. E mentre la polizia postale chiede di oscurare le pagine, e la procura di Roma formula ipotesi di reato per minacce gravi e istigazione a delinquere, è boom di iscrizioni al gruppo.</p>
<p>Da quando il quotidiano ‘Il Giornale’, due giorni fa ha sollevato il caso, e la notizia è rimbalzata su quotidiani, TG e Web, gli iscritti al gruppo – creato nel 2008 – sono schizzati: 12000 a più di 20000. Come era prevedibile, la rilevanza nazionale data al caso ha catalizzato tutta l’attenzione sul gruppo di Facebook, aumentando il numero delle iscrizioni, anche se sulla base di motivazioni diverse. Così, se una parte dei nuovi iscritti è formata da supporter di Berlusconi che entrano per lasciare in bacheca insulti generici &#8211; comunisti, invidiosi, pasticcomani – altri si iscrivono per protestare contro la chiusura, manifestare solidarietà ai creatori del gruppo o per il puro gusto della sfida &#8211; tant’è che è già nato il gruppo<strong> ‘Berlusconi denunciaci tutti’.</strong></p>
<p>E’ noto che sul social network più famoso del mondo qualsiasi esponente di punta del mondo politico, del giornalismo o dello spettacolo, abbia gruppi di estimatori o detrattori. E fin qui, tutto lecito, almeno finché si resta nei canoni della civiltà e, possibilmente, dell’educazione.</p>
<p>Purtroppo, però, sono sempre più comuni i gruppi che inneggiano o auspicano la morte del diretto interessato: da <strong>‘Sopprimiamo Franceschini’</strong> a <strong>‘Uccidiamo il Papa’</strong> fino a ‘<strong>A morte Marco Travaglio’</strong>. Viene allora da chiedersi: se effettivamente ‘Uccidiamo Berlusconi’ sparirà da Facebook, tutti gli altri gruppi che fine faranno?</p>
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		<title>La politica delle forze alleate in Giappone</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 11:48:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fra79</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gli americani e la scuola giapponese]]></category>
		<category><![CDATA[il dopoguerra in Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[le forze alleate in Giappone]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli alleati occuparono il Giappone il 15 agosto 1945. La politica delle forze alleate in Giappone era incentrata a smilitarizzarlo, avviare la democrazia e rieducare alle libertà individuali.  &#8220;L&#8217;educazione imperialista aveva inculcato militarismo e nazionalismo per poter disporre di cittadini leali, ciecamente obbedienti e completamente asserviti allo Stato&#8221;. &#8221;C&#8221;erano 18 milioni di studenti sfollati, oltre 4.000 scuole distrutte o danneggiate, gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Gli alleati occuparono il Giappone il 15 agosto 1945<strong>.</strong> <strong>La politica delle forze alleate in Giappone</strong> <strong>era incentrata a smilitarizzarlo, avviare la democrazia e rieducare alle libertà individuali</strong>. <strong> &#8220;L&#8217;educazione imperialista aveva inculcato militarismo e nazionalismo </strong>per poter disporre di cittadini leali, ciecamente obbedienti e completamente asserviti allo Stato&#8221;. &#8221;C&#8221;erano 18 milioni di studenti sfollati, oltre 4.000 scuole distrutte o danneggiate, gli insegnanti erano senza alloggi, indigenti, scoraggiati e demoralizzati, i testi scolastici erano inadeguati e insufficienti e anche molto di propaganda&#8221;. <strong>La politica delle forze</strong> <strong>  alleate in Giappone fu quella di eliminare i concetti militaristi e di superiorità rispetto agli altri popoli dai testi educativi, dalle riviste, dai film e così si licenziarono gli insegnanti militaristi o ultranazionalisti e i non cooperativi</strong>. In campo legislativo il 31 dicembre del 1945 si abolì lo Shintoismo di Stato insieme ai corsi di etica, storia e geografia, il mito sulle origini del paese e l&#8217;imperatore negò l&#8217;origine divina. Nel 1946 giunsero degli esperti americani nel settore dell&#8217;educazione. <strong>Il 31 marzo 1947 contribuirono all&#8217;emanazione della Legge Fondamentale per l&#8217;Istruzione. Il diritto all&#8217;istruzione doveva essere garantito a tutti gli studenti indipendentemente dalle capacità, dalle origini, dal sesso, dalla religione, dalla razza e dalla posizione economica e sociale di ognuno molto risalto veniva concesso alla crecità individuale degli studenti e allo sviluppo delle doti personali.</strong> La nuova Costituzione sostenne la libertà di insegnamento, l&#8217;obbligatorietà e la gratuità dell&#8217;istruzione primaria. <strong>Lo Stato nel 1948 garantì l&#8217;innalzamento dell&#8217;educazione fino ai 15 anni, la gratuità, la formazione delle scuole miste, stimolò la cooperazione tra scuole e famiglie per favorire un arricchimento dei giovani e degli adulti, la libertà accademica, la tolleranza religiosa e il rispetto per le idee politiche altrui</strong>. Inoltre fu abolito il &#8220;Kyoiku Chokugo&#8221; il Rescritto Imperiale sull&#8217;Educazione. <strong>La politica delle forze alleate in Giappone fu attenta a introdurre nella scuola nipponica metodi moderni nuovi programmi didattici e libri di testo aggiornati.</strong> A volte penso che forse anche noi oggi per riformare la scuola italiana abbiamo bisogno dell&#8217;aiuto delle altre culture. E voi che ne pensate? </p>
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