MA IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO VALE SOLO PER BERLUSCONI?
da tempo si attende una legge costituzionale che disciplini le immunita’
Posted on 05 febbraio 2010 by niella
MA IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO VALE SOLO PER BERLUSCONI?
da tempo si attende una legge costituzionale che disciplini le immunita’
Posted on 05 febbraio 2010 by Fabio Disint
Quanto conta l’immagine dell’uomo politico per gli elettori al fine del voto? E’ il quesito a cui Mauro Barisone cerca di dare una risposta, nel libro L’immagine del Leader. L’autore prende in considerazione diversi personaggi politici, da G.W.Bush a Zapatero, passando attraverso l’analisi anche di leader minori.
Iniziando ad analizzare il libro, Barisone, da la colpa alla videopolitica, termine che indica la miscela tra televisione e leader politico, di ribaltare il rapporto tra i leader e la democrazia.
L’autore dichiara che <>, infatti l’immagine del leader è lavorata sul piano della presentazione visiva ma anche sotto il profilo dei tratti di personalità, delle qualità di leadership e delle posizioni politiche.
Nel primo capitolo, “IMMAGINE MENTALE, IMMAGINE PUBBLICA”, l’autore definisce che cos’è l’immagine e per definirla porta degli esempi di leader politici.
L’immagine è un termine complesso e reso tanto più ambiguo dalla varietà degli usi di senso comune. Secondo l’autore, uno dei limiti è quello di <>.
<> qui porta l’esempio di G.W.BUSH che appare nel suo ranch texano, mentre maneggia una motosega indossando cappello e stivali da cowboy.
Da qua si deduce che <>. Nasce dunque un secondo quesito, ovvero se l’immagine che noi vediamo è falsa o rappresenta solo parzialmente la verità.
La risposta, secondo i più moderni sociologi dei media, sembra essere che tra immagine e realtà non ci sia nessuna differenza. Questo si deve al fatto che il mondo è saturo di immagini della politica veicolate dai media.
<>.
Quindi reale è quello che viene percepito come tale.
<>.
Infine la ragione fondamentale sarebbe legata al discorso dello “spettacolo politico”, ovvero quella che raffigura ogni interazione sociale come una recita, una rappresentazione teatrale fra attori che cercano di salvare la faccia o di ben figurare sul palcoscenico della vita quotidiana, e se la vita politica può essere vista come una grande rappresentazione rituale, non può che essere considerata come una grande recita nella quale è praticamente impossibile distinguere la trama reale dalla trama spettacolare.
Il secondo equivoco che si fa sull’immagine politica riguarda la questione dell’appartenenza, della superficie, dell’aspetto meramente esteriore. Ovvero solo il look. Questa sarebbe l’immagine visiva, ma questa, secondo Barisone, <>
<>qua porta l’esempio di BILL CLINTON, ovvero si potrebbe pensare all’uomo prestante, brizzolato, l’accento rauco del sud, il carattere espansivo; ma anche l’etichetta di partito democratico; come tutte le sue politiche fino al caso dell’impeachment.
L’immagine sarebbe uno schema mentale, una sintesi degli elementi più accessibili per un individuo in un momento dato.
Quindi nel 1992 Clinton sarebbe stato legato ad una immagine diversa rispetto all’attuale: ovvero sassofonista, renitente alla leva in Vietnam, di marito poco fedele,ecc… Oggi la figura è per tutti quella di una personalità super partes dotata di un capitale di prestigio accumulato nell’arco di due presidenze, ecc..
Quindi l’immagine è essenzialmente l’immagine ricevuta che potrà in maggiore o minore misura coincidere con l’immagine proiettata, frutto degli sforzi strategici e comunicativi di un leader politico e dei suoi consulenti.
L’immagine è immagine mentale. Quindi si parla di un processo cognitivo, o meglio si trova al crocevia di tre processi cognitivi:
Posted on 03 febbraio 2010 by niella
RIFORMA DEL PROCESSO PENALE. IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
Tra scioperi e mezze verità quali sono i cambiamenti apportati dalla nuova legge
Posted on 01 febbraio 2010 by Fabio Disint
Il Seicento: un secolo di sola crisi?
Posted on 14 dicembre 2009 by Angelo74
Il caso è di quelli che fa scalpore: Dopo il suo comizio a Milano, Il presidente del Consiglio viene colpito al volto da una miniatura del celebre Duomo. 20 giorni, la prognosi. Le polemiche su un evento che sicuramente avrà una cassa di risonanza mondiale, si sono subito incendiate. Emilio Fede, il più strenuo difensore del Cavaliere dichiara apertamente di ”non concedere mai più spazio all’On Di Pietro nel suo telegiornale” in risposta alle dichiarazioni di quest’ultimo sul caso odierno ( 13/12/09) di aggressione al premier: “Io non voglio che ci si mai violenza – è il primo commento a caldo -, ma Berlusconi con i suoi comportamenti e il suo menefraghismo istiga alla violenza”. A parte le voci fuori dal coro dell ex magistrato e quella meno nota dell’On Ferrero, che sostiene di voler allearsi anche col diavolo pur di battere Berlusconi, il mondo politico è sostanzialmente unito nel sostenere il premier e condannare l’atto di violenza perpetrato ai suoi danni. Da Casini a Bersani,a Fini, tutti si dicono stupiti e disgustati.
Posted on 31 ottobre 2009 by francesca
“Accettando quello del Senato come testo base per la discussione sul testamento biologico la Commissione Affari Sociali, di fatto, ha deciso di lavorare su un provvedimento che viola, palesemente, l’articolo 32 della nostra Costituzione“ lo ha dichiarato Antonio Palagiano, Capogruppo Idv in Commissione Affari sociali a margine della seduta che ha approvato, con 24 voti favorevoli e 18 contrari, di procedere all’esame del ddl Calabrò senza alcuna modifica.
“L’obbligo di inserire un sondino nasogastroesofageo in sala operatoria anche per chi è in dissenso – prosegue Palagiano – comporterà inevitabilmente l’aumento di ricorsi alla magistratura ordinaria, sia da parte dei familiari sia da parte dei medici che si rifiuteranno di intervenire. I miei colleghi si sono lasciati abbindolare da una politica che vuole obbligare i cittadini, anche in punto di morte, ad obbedire a delle dottrine a senso unico, violando la laicità dello stato e la libertà di scelta. Noi dell’Italia dei Valori continueremo a batterci, sia in Commissione che in Aula, affinché gli italiani abbiano un testo degno delle altre leggi europee in materia di testamento biologico”. “Quali sono le leggi europee in materia di testamento biologico?” “Da pochissimi mesi anche in Svizzera il testamento biologico è diventato legge” spiega Palagiano- In un Paese cattolico quale quello dell’oltralpe italiana questa è una vera notizia. E’ bastata una modifica all’articolo 370 del codice civile per stabilire che – Chi è capace di discernimento, può designare i provvedimenti medici ai quali accetta di essere sottoposto nel caso in cui divenga incapace di discernimento -. Ma la Svizzera è solamente un esempio. Una realtà, forse, nemmeno troppo vicina alla nostra (culturalmente parlando) rispetto a Spagna, Francia, Germania, Paesi Bassi o Inghilterra. Ma come vengono regolamentate le dichiarazioni anticipate di trattamento nei Paesi dell’Unione Europea? Non in tutti gli stati membri vi è una legge che regolamenta la materia. In Germania, ad esempio, è la pratica che prevale sulla normativa e, di fatto, il testamento biologico è una concreta possibilità per chi voglia usufruirne. Una sentenza della Corte Suprema del 2003 ha sancito, infatti, la validità del biotestamento riconducendo la sua natura vincolante (anche se non necessariamente scritta) al diritto di autodeterminazione dell’individuo. In Francia, Regno Unito, Paesi Bassi e Spagna esistono invece delle norme ad hoc che disciplinano questo importante passaggio della vita. Sono leggi recenti, vanno dal 2001 dei Paesi Bassi al 2005 di Francia e Regno Unito, e, anche se con diverse regole, restrizioni, deroghe, limiti o “date di scadenza” permettono al cittadino che si trova in una situazione di sofferenza estrema (o a chi per lui nel caso non sia più capace di intendere e volere) di predisporre le modalità più opportune per essere accompagnato alla morte, quando le speranze di guarigione sono ormai assenti. I punti in comune sono sostanzialmente tre: il valore limitato nel tempo della dichiarazione (ad es. 3 anni in Francia), il carattere vincolante del documento e la presenza di un soggetto terzo, il fiduciario. Questo è, infatti, il punto chiave: la possibilità di scegliere. Ed è questo che, di fatto, il ddl Calabrò vuole negare agli italiani. A questo punto è meglio procedere per giurisprudenza, caso per caso, piuttosto che adottare un provvedimento che viola il diritto dei cittadini di scegliere a quali trattamenti medici sottoporsi nella fase finale della propria vita” conclude il deputato dipietrista.