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Il miracolo dei pesci

Barca di pescatori sul Lago di TiberiadeIl ministro dell’agricoltura israeliano Shalom Simhon ha annunciato pochi giorni fa’ che la pesca nel Mare di Galilea, forse più noto anche come Lago di Tiberiade, verrá vietata a causa della drastica riduzione delle risorse ittiche che sono ormai giunte a livelli pericolosamente bassi a causa della sovrapesca.

Il Lago di Tiberiade, situato tra i territori di Israele e le alture del Golan annesse da Israele e rivendicate dalla Siria, lungo circa 22 km (da nord a sud) e largo 13.5 km (da ovest a est), è il più grande serbatoio d’acqua dolce dello stato di Israele, habitat naturale di 23 specie diverse di pesci.

Il lago viene citato nella bibbia come sede principale della predicazione di Gesù, che visitò più volte molte località poste sulle sue rive e lo attraversó spesso in barca. E’ stato teatro di molti episodi descritti nel Nuovo Testamento e in particolare di alcuni miracoli.

Ai tempi di Cristo, in realtà si credeva che nel lago vivessero 153 specie ittiche, praticamente tutte quelle allora conosciute. Nell’episodio della pesca miracolosa, il vangelo di Luca racconta che qui Gesú incontró quattro dei suoi discepoli, gli apostoli Giacomo, Andrea, Giovanni e Pietro che lavoravano come pescatori sulle rive del Mare di Galilea. Gesú persuase Pietro a risalire sulla sua barca, dopo una notte in cui i pescatori non erano riusciti a catturare niente, e lo accompagnó a calare nuovamente le reti. Questa volta tutti e 153 i tipi di pesci vennero catturati e la quantitá di pescato fu tale che le reti colme rischiarono di rompersi. E in quell’occasione Gesú convinse i pescatori a seguirlo dicendo: Faró di voi dei pescatori di uomini.

Inoltre, uno degli episodi piú noti del vangelo, quello in cui si racconta che Gesú camminó sulla superficie delle acque si svolge proprio nel Lago di Tiberiade e sempre vicino a queste rive Gesú moltiplicò due pesci e cinque pani sfamando cinquemila persone che si erano radunate per ascoltarlo.

Ora la fauna ittica del lago di Tiberiade rischia di scomparire e il governo di Israele corre ai ripari autorizzando un piano di emergenza dell’ultimo secondo che vieta la pesca per i prossimi due anni sia nel lago che nel tratto nord del fiume Giordano, che si getta nel lago sul lato nord, e nei suoi affluenti. Nel periodo di fermo verranno eseguiti interventi di ripopolamento riversando nel lago pesci provenienti da altre località. Speriamo che si tratti di pesci geneticamente appartenenti alle stesse popolazioni del lago perché altrimenti dovrebbero parlare di introduzione piuttosto che di ripopolamento, il che è ben diverso dal punto di vista della preservazione della biodiversitá.
Foto aerea del Lago di Tiberiade
Il decreto, ufficialmente in vigore alla fine del mese di aprile e considerato dal governo come una necessità assoluta, interromperá una tradizione rimasta praticamente immutata sin dai tempi biblici e ha creato sgomento sia nei pescatori locali che nei pellegrini cristiani che si affollano ogni anno in questo sito citato nel vangelo e che vedranno sparire dai menu dei ristoranti il popolarissimo pesce San Pietro.

Gli storici ci dicono che la pesca ha sempre avuto un ruolo intrinseco essenziale in quest’area. Eyal Regev, professore di storia e archeologia all’ Università Bar Ilan di Israele  i racconti del Nuovo Testamento ambientati sulle rive del Mare di Galilea  hanno prosperato perché in quest’area la pesca rappresentava il pilastro fondamentale dell’economia e quindi i racconti che lo riguardavano raggiungevano piú facilmente il cuore delle persone.

Chaim Anjioni, direttore del dipartimento della pesca al Ministero dell’agricoltura e dello sviluppo rurale, ha dichiarato ai microfoni del Daily Telegraph: Siamo ormai al momento che precede immediatamente la catastrofe e per questo motivo abbiamo deciso di vietare le attivitá di pesca. E’ necessario interrompere il prelievo in modo da dare l’opportunitá ai pesci di piccole dimensioni rimasti nel lago di crescere e di moltiplicarsi cosí da ricostituire le popolazioni ittiche e quindi le condizioni ecologiche generali di questo ambiente.

Anche il premier Benjamin Netanyahu è intervenuto commentando con preoccupazione il depauperamento delle risorse ittiche del lago, dove era abituato a pescare da ragazzo, quando – racconta – la pesca era molto fiorente e l’acqua era abbondante e di ottima qualità.

Il lago è stato per lungo tempo noto per l’abbondanza dei suoi pesci. Il pastore anglicano Henry Baker Tristram , nel 19º secolo raccontava che la densità dei banchi di pesce presenti nel Mare di Galilea poteva essere difficilmente concepita da coloro che non avevano avuto l’opportunitá di vederli personalmente. Lo scrittore diceva che il pesce catturato piú comunemente in quelle acque era la Tilapia, o pesce San Pietro, cosí chiamato dal passaggio della bibbia in cui Pietro prese all’amo un pesce che aveva una moneta nella bocca.

Tuttavia gli anni recenti hanno visto verificarsi un declino drammatico delle popolazioni ittiche, con una riduzione annuale delle catture pari al 20%. Prima del 2005, ogni anno venivano pescate 295 tonnellate di pesci San Pietro, mentre nel 2009 il totale non arrivava a raggiungere le 8 tonnellate. La gravitá della situazione è dovuta non solo alla riduzione nel numero dei pesci presenti, ma anche alla taglia massima troppo ridotta di quelli che rimangono.
Pesce San Pietro o Tilapia
Il governo accusa i pescatori di aver usato reti di dimensioni maggiori e con maglie piú piccole di quelle consentite dalla legge ottenendo in questo modo la cattura di enormi quantitá di pesci molto giovani, ancora incapaci di riprodursi, e quindi impedendo di fatto alla popolazione di mantenersi in equilibrio “rimpiazzando le quantitá pescate”.

Secondo i pescatori il governo è colpevole di non aver mantenuto il lago nella maniera corretta pianificando interventi di ripololamento con l’introduzione di pesci giovani.

Oltre la sovrapesca, che rappresenta fuori di ogni dubbio il problema principale, all’impoverimento della fauna ittica sembrano aver concorso anche altri fattori. Uno di questi è il preoccupante livello di inquinamento. Un altro è l’abbassamento del livello dell’acqua causato dalla siccitá degli ultimi anni e soprattutto dal fatto che 1/3 del fabbisogno idrico dello stato di Israele viene prelevato dal lago di Tiberiade. E infine viene citata la predazione sui pesci da parte di milioni di uccelli migratori che, scacciati dalle industrie di itticoltura, hanno cominciato a cacciare nelle acque del lago. Ma dare la colpa agli uccelli sarebbe veramente paradossale, dal momento che anche le loro pololazioni si stanno riducendo e che questi animali sono e sono sempre stati parte di quell’ecosistema, svolgendo un ruolo che deve essere tutelato perché concorre a mantenere l’essenziale biodiversitá del lago e quindi anche la qualitá dell’acqua.

Quanto descritto per il Mare di Galilea rappresenta solo un episodio che rientra nel quadro generale dell’enorme depauperamneto delle risorse ittiche mondiali marine e dulciacquicole. In tutto il mondo e ormai da qualche decennio si registra una notevole riduzione degli stock ittici e le cause sono ormai bene note: prima fra tutte la sovrapesca, poi l’inquinamento degli ambienti acquatici, la cementificazione degli alvei e degli invasi, la costruzione di infrastrutture che interferiscono con i processi biologici (es. dislocamento dei pesci verso gli ambienti di riproduzione), lo sfruttamento sconsiderato delle risorse idriche, la perdita di biodiversitá e quindi la riduzione della resilienza degli ecosistemi e infine i fenomeni innescati dal cambiamento climatico globale.

Nella maggior parte dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo la pesca è vietata  durante l’estate e questo permette ai pesci di riprodursi e alle popolazioni di crescere di numero. In Israele al momento non esiste nessuna regolamentazione di questo genere, quindi i pescatori sono a lavoro durante l’intero arco dell’anno e non lasciano nessuno scampo ai pesci, uccidendo i giovani ancor prima che raggiungano l’etá adatta a riprodursi e le madri adulte prima che siano mature per l’ovoposizione.

Rokach, un negoziante di 57 ani di Jaffa (paese che siaffacia sul Mediterraneo) che ha abbandonato la sua barca per mettere su un’azienda di importazione di pesce, ci parla nostalgicamente dei bei vecchi giorni d’oro quando le pescate erano abbondanti e le tasche piene di soldi: Quando ero un bambino era sufficiente buttare in acqua 150 ami per pescare in una notte 100 chili di pesce. Oggi caliamo 3000 ami e pur tenendoli in acqua per periodi molto piú lunghi difficilmente riusciamo a tirar su piú di 15 chili di pesce. In pratica non ci si fa neanche a recuperare i costi delle attrezzature e del carburante. Tutti i pescatori che conosco si stanno ritirando e non vengono sostituiti da altri. Il governo sta cercando di far scomparire questa professione.

Attualmente circa 400 imbarcazioni con licenza e 3000 pescatori operano per Israele nel Mediterraneo, nel Mare di Galilea e nel Mar Rosso. Nel tentativo di migliorare le condizioni di pesca per le generazioni future, il ministro dell’agricoltura ammette che esiste un piano per incoraggiare la dismissione di almeno un terzo della flotta peschiera legale del paese. Non è una cosa che accadrá domani, ma per quanto possibile nei prossimi anni questo sarà l’obbiettivo, in modo che i pescatori in futuro riescano ancora a vivere del loro lavoro.

In definitiva, come sempre, a sentire gli interlocutori coinvolti nella vicenda, la colpa è morta fanciulla, insieme ai pesci, verrebbe da dire. Nessuno vuole accollarsi delle responsabilità per l’accaduto. L’intervento è stato intrapreso secondo i tempi e i modi della politica e non della conservazione biologica, secondo la quale ormai c’è ben poco da fare. Anche se il fermo della pesca dovesse funzionare, avrebbe un efficacia temporanea e lo stesso problema si ripresenterebbe poco tempo dopo l’annullamento del decreto. Infatti le cause del declino  sono solo in parte affrontabili col fermo della pesca e gli effetti positivi derivanti da questo verranno annullati quando la popolazione tornerà a sfruttare il lago alla maniera moderna, pescando tutto quello che è possibile con ecoscandagli e reti sempre piú efficienti, in cerca di profitti sempre crescenti, calpestando l’eredità dei loro padri, dimentica del rapporto di equilibrio duraturo con l’ambiente che garantì loro prosperità per millenni e non curanti del destino delle future generazioni.

Solo un miracolo potrebbe salvare il destino del Lago di Tiberiade. Se solo Gesú avesse voglia di farvi un’altra visita …

Hamba

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