Sfogliamo, la pagine ingiallite della storia, e raramente viene nominata, la pace. Un sogno, che troppe volte, si racconta sotto voce, per paura che svanisca, che venga soffocata, dalla realtà di tutti i giorni. Ma fino a quando, potremmo ancora permetterci, di essere silenziosi testimoni, della nostra fine, di non vedere quello che ci circonda, prima che sia troppo tardi, prima che la notte cali, prima che la tempesta ci prenda impreparati, che la violenza, la guerra, ci entri dentro come una droga, e ci renda schiavi, e diventiamo, vittime e carnefici di noi stessi, prima che diventiamo immuni all’orrore, fermiamoci, riflettiamo, non facciamoci condizionare i nostri pensieri i nostri sentimenti, non diamo alcuna opportunità, che altri scrivano, il nostro diario, che rinchiudano la nostra coscienza, i nostri sogni, la vita dei nostri figli, mai, e poi mai, i pochi, possono decidere di noi, del nostro futuro, della nostra vita. Non dobbiamo mai più, coprirci gli occhi, davanti alla violenza che, è entrata. tra le mura domestiche di casa nostra. nelle nostro strade. nelle nostre scuole, e si è impossessata dei nostri figli, del nostro cielo, del nostro giornaliero. Il non sentire, l’ultimo respiro di un bambino, il cambiare canale mentre scorre nel video, il dolore di una madre, il non conoscere il suo nome, la data della sua nascita, il non condividere la sua lingua, il non conoscere la sua cultura, non ci rende immuni, da colpe, ma ci rende spietatamente complici e colpevoli, una sola. è la strada, per riprenderci, la nostra coscienza per riprenderci quello che ci è stato promesso dalla nostra nascita, il dono più grande, il non accettare i frutti della follia, l’orgia con la guerra, la morte camuffata da colomba, il non accettare ma opporsi incessantemente, che i pochi possano arbitrariamente scrivere la parola fine, per noi, Quei pochi, che si proclamati Dei folli, noi non li adoriamo, non ci stracciamo le vesti per un loro capriccio. Non abbiamo bisogno di bandiere colorate, non abbiamo bisogno di alcun simbolo, per riconoscere la strada maestra, non abbiamo bisogno, di oratori, che ci dicano di quello che abbiamo bisogno. di ciò che è buono o sbagliato. Siamo esseri consapevoli della nostra fragilità ma possiamo e sappiamo rendere i sogni realtà, e che, solo del’amore, della pace, di quel silenzio non interrotto da uno sparo, abbiamo bisogno, e pretendiamo, senza alcun compromesso, per poter ancora scrivere, altri capitoli, della nostra storia, senza usare la parola guerra.