Batteri pericolosi stanno sviluppando resistenza agli antibiotici usati oggi con una rapidità superiore alla nostra capacità di inventare o scoprire nuovi farmaci.
La ricerca sta esplorando ambienti esterni e indagando i genomi microbici per risolvere i problemi.
Nuovi metodi che colpiscono con precisione singoli organismi o li rendono inattivi senza ucciderli possono contribuire a spezzare il circolo vizioso della resistenza.
Solo 10 anni fa la possibilità che una persona sana contraesse un’infezione batterica incurabile poteva sembrare remota, ma ora è diventata realtà.
La maggior parte degli antibiotici in commercio viene prodotta da batteri e funghi oppure è derivata da questi prodotti naturali modificati chimicamente .
I microorganismi usano i propri antibiotici l’uno contro l’altro come in guerra chimica, e forse li secernano anche a concentrazioni più basse come molecole segnale.
Tradizionalmente i ricercatori hanno cercato questi antibiotici naturali isolando microorganismi, spesso da campioni di terreno, facendoli crescere in laboratorio e poi estraendo le secrezioni dal terreno di coltura.
Le aziende farmaceutiche hanno studiato milioni di estratti batterici che seguendo questo metodo, e tuttavia sul mercato c’è solo una decina di classi di antibiotici naturali.
Spesso però i progressi tecnologici portano alla rinascita di una vecchia disciplina, e la scoperta di antibiotici sembra vicina a questa nuova vita.
Le strategie attuali per lo sviluppo di nuovi farmaci ricadono in due scoperte: la modifica di quelli già esistenti e la scoperta di sostanze totalmente nuova.
Un esempio recente di questo approccio riguarda la classe delle tetracicline. Cioè antibiotici che inibiscono il funzionamento dei ribosomi, le strutture che sintetizzano le proteine.
E’ più probabile che organismi di ambienti estremi producano antibiotici non ancora scoperti.
Gli scienziati possono modificare i farmaci alterando geneticamente gli organismi che li producono.
Gli esseri umani, come gli insetti e le spugne, ospitano un’ampia varietà di batteri simbionti che svolgono una serie di funzioni utili: dall’aiutarci a digerire il cibo a promuovere un adeguato sviluppo del nostro sistema immunitario.
Purtroppo, tutti gli antibiotici venduti equivalgono ad armi spuntate: non uccidono solo i patogeni che provocano infezioni ma anche i batteri che abitano il nostro intestino.
In alcuni casi questa distruzione della microflora intestinale apre la strada a un ceppo diverso di batteri nocini.
Tra le tecniche utili per impedire le infezioni batteriche c’è l’impegno di microrganismi “amici” o di sostanze che promuovono la crescita di microorganismi mutualistici.
Tuttavia, la crescente consapevolezza del fatto che la microflora naturale del nostro intestino, aiuta a evitare le infezioni a una nuova strategia per la scoperta di antibatterici: sviluppare farmaci a spettro ristretto ideati per uccidere il patogeno che provoca l’infezione, lasciando inalterata la restante popolazione di batteri mutualistici.
L’idea di antibiotici universali, tuttavia, non è più praticabile.
Più di recente , articoli pubblicati dalla stampa generalista hanno dichiarato che i batteri multi resistenti hanno causato la “fine degli antibiotici”.