Quando si parla di Italia viene subito in mente l’immenso patrimonio storico-artistico che il nostro Pese offre. Uno dei più importanti e grandiosi al mondo.
Secondo l’articolo 9 della Costituzione italiana, “la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica. Tutela e valorizza il patrimonio storico e artistico della nazione”. Nell’articolo 117 si precisa, inoltre, la competenza dello Stato e delle Regioni in materia di tutela e legislazione dei “beni culturali”.
Ma come viene effettivamente trattato, dallo Stato, il patrimonio culturale italiano? Viene adeguatamente conservato, valorizzato e promosso?
L’unica risposta possibile che emerge, dal quadro esposto a seguito della trasmissione Presa diretta, in onda su Raitre, (Oro buttato) dedicata al massacro del nostro patrimonio culturale, è di tipo negativo. Viene fatto un ritratto dell’Italia che sta progressivamente perdendo ciò che ha di più prezioso.
Per dimostrare quale sia la situazione basterebbe citare uno solo degli esempi riportati alla luce: la reggia di Caserta. Considerata come la nostra Versailles, è costituita da 122 ettari di giardino all’italiana e 25 ettari di giardino all’inglese, 1200 stanze e migliaia di opere d’arte tra tele, sculture e affreschi. Tra i beni che, grazie al turismo, frutta allo Stato uno dei guadagni maggiori, in cambio, non si ritrova nemmeno i soldi per tagliare l’erba o quelli per consentire il pagamento di un custode in modo da permettere l’apertura al pubblico.
Emblematico è anche il caso di Pompei, che lentamente sta morendo di nuovo, ma questa volta non per causa del Vesuvio. Qui non si trovano nemmeno i soldi per pagare la bolletta della luce. Per mantenere la città di Pompei ci vorrebbero 275 milioni di euro all’anno. La Soprintendenza riceve solo 20 milioni di euro e con questi soldi deve anche occuparsi degli scavi di Ercolano. Ogni giorno, inesorabilmente, un pezzo di storiche città, di opere d’arte e monumenti viene spietatamente perso per sempre. Non ci sono soldi per interventi essenziali, ma si spendono, in compenso, milioni di euro in progetti che non verranno mai realizzati.
Oggi i beni culturali producono in Italia un giro di affari che vale 40 miliardi di euro e il 2.6 per cento del pil. In Inghilterra, un patrimonio storico e artistico immensamente inferiore al nostro, ne tirano su 73 di miliardi euro, il 3.8 per cento del pil. I nostri siti archeologici, i musei e i monumenti sono una vera e propria risorsa che potrebbero aiutarci ad uscire dalla crisi attuale con un rilancio importante dal punto di vista economico e culturale.