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Questo è il mondo che vogliamo costruire?
Oct 18th, in Politica, by Alessandro Cascia

Mercoledì 14 Ottobre, il Sole 24 Ore pubblicava l’ottimo risultato ottenuto dall’Eni nell’essersi aggiudicata uno dei siti petroliferi maggiormente appetibili in Irak. Dopo anni di guerre e massacri sono iniziate nello scorso giugno le aste pubbliche per le concessioni sui siti di estrazione. Muoiono 2 nostri connazionali e ci sentiamo uniti nei funerali di stato, muoiono migliaia di mamme e bambini irakeni e pensiamo alle opportunità create.

Nel frattempo in Afganistan andranno, molto probabilmente, altri 40.000 marines. Le guerre sono lontane dal terminare, anche in Pakistan i disordini continuano ininterrottamente. Intanto il premio Nobel per la pace, 2009, è andato a Barack Obama. Molti hanno avuto difficoltà a parlarne. Gia perchè parlarne male può risultare non opportuno nei confronti della figura dell’ ”uomo nuovo” che Obama rappresenta. Parlarne bene è stato ugualmente difficile, viste solo le buone intenzioni e il poco tempo trascorso alla Casa Bianca. Sicuramente il neo presidente americano ha portato un nuovo linguaggio nella politica internazionale; ha diffuso una nuova speranza nei cuori di molti cittadini del mondo, ma alla resa dei conti non ci sono grossi cambiamenti in arrivo.

Tutto prosegue con le stesse dinamiche. E’ un mondo in cui i paesi poveri accettano lo strapotere dei potenti. I bambini continuano a morire di fame e la speranza rimane intrappolata in angoli sempre più remoti dei nostri cuori. Forse il nemico maggiore è proprio questo: credere in qualcosa che non avverrà delude le aspettative e ci fa sentire sciocchi per aver creduto. La prossima volta sarà sempre più difficile dare speranza alle parole e così finiremo per non credere più a nulla.  Basta fare la stessa promessa ad un bambino e ad una persona adulta, chi secondo voi è maggiormente predisposto a credere in quella promessa? Senza dubbio il bambino, se non è stato ancora deluso o tradito, non avrà motivo per mettere in discussione la nuova speranza. L’adulto sa che le parole sono belle ma sono i fatti che contano davvero.  

Nei paesi poveri non esiste il lavoro, è ancora presente la schiavitù. Le organizzazioni lamentano situazioni insostenibili, ma i provvedimenti latitano in dichiarazioni dei vari portavoce senza effetti pratici. In Italia il lavoro è una ricerca spasmodica, interminabile. Una bilancia con un piatto colmo di difficoltà: la disoccupazione; l’altro  coincidente con la totale e completa dedizione e conseguente abbandono dei nostri affetti. La qualità della vita sembra compromessa per le future generazioni. Le pensioni sono ormai un peso insostenibile per le amministrazioni statali indebitate all’inverosimile.

Solo le banche possiedono un potere illimitato. La politica organizza grandi meeting e proclama cambiamenti solo nel futuro.  I media diffondono guerre, terrore e solitudine. Nelle metro, nelle piazze, nelle vie, le persone non comunicano: corrono e sono soli. Il fallimento è evidente, ci avvolge. Anche coloro che possono vantare risultati economici straordinari hanno addosso il peso della sconfitta. Una forza opprimente sta svuotando la felicità delle persone: il denaro. Una forza universale che ci ha reso tutti dipendenti dal suo possesso. Finchè saremo schiavi del denaro non abbiamo futuro. Solo riportando il denaro a semplice mezzo di scambio torneremo liberi. Per ora siamo schiavi del debito. Un mondo completamente indebitato dal denaro. Non è questo il mondo che vogliamo, questo è certo.

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