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MIGRANTI: LA STORIA DI SONIA
ott 23rd, in Altro, by francesca

Come donna non ho un paese, come donna non voglio un paese, come donna il mondo intero è il mio paese (Virginia Wolf)

Può sembrare scontato, quasi retorico, scrivere di migranti nel contesto socio-economico di oggi. E’ facile affermare che c’è bisogno di loro, come pure è semplice dire che di loro non c’è bisogno, perché abbiamo già difficoltà così, nei vari settori della nostra vita quotidiana: lavoro, sanità, istruzione, settori che ci stanno stretti come un paio di pantaloni di diversi chili fa…eppure, al di fuori della diatriba che divide la popolazione, tra pro e contro gli stranieri, troppo spesso dimentichiamo un elemento sostanziale e indiscutibile che dovrebbe indicare la strada obbligata verso una società multietnica: l’importanza della conoscenza con popoli diversi; la quale ha come conseguenza immediata: l’abbattimento di barriere culturali, di pregiudiziali dure a morire, di un’ignoranza atavica che conduce, inevitabilmente, all’odio e alla guerra. Primo Levi scriveva: “se i popoli si conoscessero quante guerre sarebbero evitate!” Per questo è importante conoscere chi sono e come vivono i migranti e non fermarci alla lettura, peraltro a senso unico, che ci offre la cronaca nera, costituita in prevalenza da crimini che sembrano essere commessi esclusivamente da persone non appartenenti al nostro Paese. Ma non è così. E lo dichiarano le statistiche. A stuprare, uccidere, rubare non sono soprattutto gli stranieri, ma, anzi, i nostri connazionali. I migranti, quindi, non sono solo criminali. Tutti nel nostro inconscio lo sappiamo, ma ci è difficile ammetterlo, la paura del diverso è, a volte, insormontabile e si perde nella notte dei tempi.Vi raccontiamo la storia di Sonia. Non alta, minuta, ma tonica, Sonia, il nome è fittizio per rispettare la sua richiesta di anonimato, viene dall’Ucraina, da una cittadina dal nome impronunciabile per noi, con dieci consonanti in fila e forse una vocale. Gli occhi sono chiari come i capelli, ha 50 anni, ma ne dimostra molti di meno. Ingegnere meccanico navale, fisioterapista e ragioniera, è venuta via dal suo Paese, dopo essersi separata dal marito, in cerca di un lavoro che permettesse a lei e ai suoi due figli di vivere dignitosamente. “Non ne potevo più di andare a letto la sera e non poter dormire per il pensiero che la mattina dopo avrei trovato il frigorifero vuoto. La crisi economica ha colpito il nostro Paese, c’è stato un crack finanziario senza precedenti. I miei risparmi si sono volatilizzati in breve tempo, perché intanto mia nonna si è ammalata. E’ lei che mi ha cresciuto, perché i miei genitori sono morti che avevo appena dieci anni. Da noi non passano le medicine ed io per acquistare l’insulina lavoravo senza sosta. Ma ero sempre al verde, si dice così?” – ride- ” mio marito non sapeva che fare e alla fine è andato via. La mia adorata nonna è morta. I miei ragazzi erano ormai laureati, a quel punto ho deciso di tentare una strada nuova. E ho preso un aereo per l’Italia. E vi ringrazio, italiani, ringrazio il vostro Paese, perché ho trovato lavoro come badante, ma faccio anche le pulizie quando le famiglie me lo chiedono e ho trovato l’amore. Sì, un italiano che mi ha fatto innamorare a prima vista. Oggi ho una casa, il lavoro, l’amore. E posso dirlo: sono felice di vivere nel vostro Paese.”

Francesca Lippi

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