“Durante questa legislatura verrà posta in essere la prima pietra per la costruzione di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione nel nostro paese”, secondo quanto dichiarato dal ministro Scajola, fino ad arrivare a coprire il 25 % della produzione elettrica (il che significa che sarà il 4,5% del fabbisogno di energia elettrica attraverso una decina di centrali sparse per il nostro Paese).
Secondo il rapporto nucleare Greenpeace 2005, nel mondo, solo India, Ucraina, Russia e Cina stanno costruendo nuove centrali nucleari. Gli stessi Stati Uniti non costruiscono un reattore dal 1979 ( dati Aiea – Agenzia internazionale per l’energia atomica). In Europa, cinque degli otto Paesi nuclearizzati hanno deciso da tempo la moratoria: Svezia 1980, Spagna 1984, Olanda 1994, Germania 1998, Belgio 1999. L’unico Paese dell’Ue che ha deciso di costruire un nuovo reattore è la Finlandia.
L’Italia, con il referendum dell’87, aveva deciso di spegnere tutto, costando agli italiani circa 9 miliardi di euro. Soldi recuperati tramite le bollette della luce per irsarcire l’Enel del mancato guadagno e per mantenere in sicurezza gli impianti, che dopo più di 20 anni sono ancora lì con tutto il loro carico radioattivo. Le scorie prodotte da una centrale nucleare contengono elementi il cui decadimento radioattivo si prolunga da qualche secolo a qualche milione di anni. Si consideri che ad esempio il plutonio richiede un periodo di isolamento di 240 mila anni e che, nel suo complesso, il combustibile scaricato da un reattore di 2° o 3° generazione ad uranio mantiene una pericolosità elevata per un tempo dell’ordine del milione di anni.
Il generale e scrittore Carlo Jean, in un’audizione del 2003 in Parlamento, aveva dichiarato che erano 58mila i metri cubi di sostanze radioattive presenti in Italia, alle quali posi si aggiungono quelle prodotte, ogni anno, dalle terapie ospedaliere. Parte di questa quantità si era cercato di mandarla all’estero ma senza riuscirci.
Considerando che abbiamo ancora difficoltà a liberarci delle vecchie scorie e che la semplice spazzatura diventa un problema nazionale, forse sarebbe opportuno fermarci a riflettere sulla reale necessità di queste centrali.
L’alternativa c’e’ ed e’ quella di puntare sull’efficienza energetica, quindi evitare gli sprechi. Un studio (The case for investing in Energy productivity) dell’istituto McKinsey, uno dei piu’ accreditati a livello mondiale, spiega come con l’efficienza energetica nella costruzione di edifici si possa coprire il 4% del nostro consumo nazionale (in pratica la stessa cifra che ci si pone di coprire con il nucleare). Tutto questo, unita alla ricerca sulle fonti di energie rinnovabili, come ad esempio, eolico e solare, può davvero fare la differenza sull’eredità ambientale che lasceremo ai nostri figli.