Chi si aspettava un seguito degno del celebre omonimo film di Alan Parker proverà una grande delusione appena uscito dalla sala del cinema.Non solo per la pessima qualità delle riprese e della regia (e pure del doppiaggio italiano), ma anche per il vile scadimento della trama e dello spessore dei personaggi.
Alla High School of Performing Act di New York si aprono le audizioni per scoprire nuovi talenti da inserire nel mondo dello spettacolo, ed ecco giungere stuoli di ballerini, musicisti, cantanti, attori e registi alla ricerca di un modo per realizzare i loro sogni di gloria. Solo i migliori riusciranno ad avere un posto nell’ambita scuola.
Come nel film degli anni ‘80 viene mantenuta la scansione nei quattro anni scolastici, seguita dal saggio finale, ma al contrario del suo predecessore, il film di Kevin Tancharoen non lascia il segno. Se allora si affrontavano non solo il tema del successo, della costanza e della fatica per ottenerlo, ma anche quello di una società multiculturale, della droga e dell’omosessualità, qui i drammi personali lasciano posto a banalità da reality show e da cinema hip-hop, per di più trattate in maniera sbrigativa e senza approfondimento.
A corollario del tutto, poche coreografie, spesso rielaborate al computer, un po’ meglio le canzoni, alcune anche celebri, ma riadattate in modo mieloso e insignificante.
Fame, film che fa del successo il suo motto, si rivela un remake senza gloria di un cult, il cui misero consenso di pubblico deriva solo dal titolo che porta.

