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INFLUENZA DA VIRUS A

INFLUENZA DA VIRUS A

Quando lo scorso 11 giugno, Margaret Chan, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), ha ufficialmente dichiarato l’inizio della nuova pandemia influenzale da virus A/H1N, i casi umani confermati erano circa 30000 e 74 i paesi in cui l’infezione era stata segnalata.

Ai primi di luglio il numero dei casi registrati dall’OMS ha avuto un’impennata; tra i paesi più colpiti Stati Uniti, Messico, dove la pandemia ha apparentemente avuto origine, Canada, Regno Unito, Cile, Australia e Argentina.

Il numero dei casi e delle vittime è sicuramente destinato ad aumentare, anche se il virus pandemico, almeno in queste prime fasi, ha manifestato nel complesso un moderato grado di aggressività.

Il primo convincente resoconto di un’epidemia influenzale globale è del 1580: l’epidemia partì dal continente asiatico in estate, per diffondersi in Europa.

Nel secolo scorso si sono verificate tre pandemie: la prima, e la più catastrofica, tra il 1918 e 1919 , impropriamente battezzata come “spagnola”, fu dovuta a un ceppo A/H1N1, la seconda “asiatica” la terza Hong Kong.

L’emergenza del nuovo virus pandemico A/H1N1 preoccupa gli esperti. La previsione secondo cui i paesi europei potevano non essere interessati dalle prime ondate di diffusione del virus prima dell’autunno è stata già smentita dai fatti. Ma i timori più consistenti riguardano l’arrivo di una seconda ondata dell’epidemia, che potrebbe verificarsi nei mesi invernali e potrebbe ripresentarsi più cattivo. Per questo alcuni paesi stanno impiegando specifici modelli matematici per simulare e prevedere la diffusione dell’infezione a livello locale, in modo da verificare la fattibilità e l’adeguatezza delle misure. Quest’ultima , giova ricordarlo, è un’emergenza sanitaria in grado di mettere in ginocchio anche il più preparato e collaudato dei sistemi sanitari.

E’ stato previsto che numerosi fattori , per esempio stagionalità e trasmissibilità del virus, contribuiranno a determinare la situazione che affronteremo, ipotizzando per l’Italia tre differenti scenari : lieve, moderato e grave.

Gli scenari si basano su parametri come il tasso di riproduzione di base e considerando che l’influenza può essere trasmessa in diversi ambienti: domestico, scolastico, lavorativo e con un contatto causale.

Le misure di contenimento già indicate nel Piano Pandemico nazionale prevedono l’uso di farmaci antivirali, la vaccinazione e l’adozione di strategie che limitano i contatti tra persone.

“Prepararsi al peggio “ o “aspettarsi l’imprevedibile” sono avvertimenti ripetuti di continuo alle autorità sanitarie di ogni parte  del mondo , in modo che le contromisure possano scattare rapidamente e uniformante sul territorio di ciascun paese. E questa necessità viene confermata anche dai ricercatori dell’ISS.

I modelli matematici sono un valido strumento , tuttavia visto che dipendono strettamente dai parametri adottati, questi modelli vanno considerati come simulazioni virtuali di quello che potrebbe accadere nella realtà. Nel caso delle pandemie , inoltre , si deve considerare che virologi ed epidemiologi ritengono il comportamento dei virus imprevedibili per definizione.

L’OMS ha preso spunto per raccomandare ai governi dei paesi occidentali l’accumulo di scorte di farmaci antivirali pari al 25% della popolazione.

Sono tutti concordi sul fatto che sia lecito attendersi, dopo un prima ondata pandemica lieve, una seconda autunnale più sostenuta. Inoltre viene sottolineato che quando si ha un sostanzioso incremento nel numero degli infetti , aumenta la probabilità di mutazioni del virus.

In mancanza di scorte adeguate di vaccini specifici e di agenti antivirali, almeno nella prima ondata di una pandemia i responsabili della sanità pubblica dovrebbero considerare l’applicazione di misure atte a ridurre il numero dei contatti sociali , con evidente riferimento alla chiusura delle scuole e a provvedimenti, come l’isolamento e la quarantena che si sono sempre rivelati efficaci nel contenimento delle epidemie.

Dunque , i risultati delle proiezioni elaborate dai matematici evidenziano la necessità di mettere a punto un modello organizzativo adeguato alla necessità di attivare tempestivamente , nel corso della successiva evoluzione di questa pandemia influenzale ancora agli inizi , tutti gli interventi di carattere medico e sociale necessari a fronteggiare l’emergenza.

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