Il quotidiano “il giornale” in un articolo di luglio ha pubblicato dati inquietanti riguardo il numero di vittime giustiziate dallo stato. Impossibile, nel 2009, non rifletterci sopra.
Nel 2007 sono state eseguite 5.851 esecuzioni, nel 2008 5.727 e nei primi mesi del 2009 250. Un numero che dovrebbe far pensare ma che soprattutto dovrebbe far rabbrividire ogni cittadino del mondo, tutte le madri, tutti i padri, tutti i figli. Morire impiccato, fucilato o su una sedia elettrica non è un destino consono alla razza umana, ma è solo il frutto della mentalità bestiale e selvaggia che l’uomo ha dentro di se.
Uccidere un uomo per un reato da lui commesso è indice di ignoranza, arretratezza e crudeltà, degna dei “migliori” nemici dell’umanità mondiale: tali Hitler Adolf, Mussolini Benito e Stalin Iosif, per intenderci; personaggi che hanno seminato morte e terrore in tutta Europa e nel mondo e che si sono dimenticati, per un attimo, cosa significhi essere uomo. Quell’attimo, è stato sufficiente per produrre un numero esorbitante di vittime.
Ma se rievocare momenti così tragici del nostro passato, fa male, leggere che nel 2008, in almeno 26 stati diversi più di 5000 persone sono state giustiziate con il consenso, l’approvazione e la giustificazione del governo non fa male, terrorizza.
Cesare Beccaria, grande illuminista italiano attivo nel corso del XVIII secolo, sosteneva che la pena di morte non fosse utile a diminuire i delitti e i reati ma che fosse solamente una punizione preventiva ingiusta e crudele. Questi pensieri risalgono a circa 250 anni fa e oggi, rappresentano la motivazione più forte e valida utilizzata dagli stati europei e non europei che non “usufruiscono” della pena di morte.
Ma allora, in una società ancora devastata da povertà e morti di fame, guerre, attentati, violenze di ogni tipo, è ancora necessario aggiungere vittime a vittime? Io, come a suo tempo Beccaria e come molti stati del mondo, sono convinto di no, dato che faccio una fatica enorme a trovare motivazioni valide per acconsentire una soluzione di questo tipo; ma numerosi stati mondiali, dittatori e anche paesi democratici come Giappone, Stati Uniti e Bielorussia, la reputano una soluzione inevitabile. Perché? Purtroppo a questa domanda non sono in grado di rispondere, perché il rispetto per la vita mi appartiene e non concepisco che un essere umano possa essere eliminato come fosse la carta di un gelato, con indifferenza e per di più nella legalità più totale.
Credo che il detto occhio per occhio, dente per dente, sia assai antico e che la preistoria, da quello che so, dovrebbe essere finita già da un pezzo.
Riccardo Brivio
Bel contributo, complimenti e grazie per la riflessione che ci hai proposto.
Premesso che anche io sono contrario alla pena di morte, penso pero’ che chi sbaglia debba pagare.
Un giusto compromesso quindi potrebbe essere il lavoro forzato a vita, utile per la societa’ e per il carcerato che almeno cosi’ fa qualche cosa di buono non solo per se stesso.
Saluti
Certamente no alla pena di morte e alle torture, tanto più nel 2009..la storia dovrebbe averci già insegnato molto, eppure l’uomo continua a sbagliare. Certo chi sbaglia deve pagare, ma in modo umano e civile. Ma io mi chiedo anche: la giustizia non sbaglia mai quando “condanna”? Si lavora sempre al massimo per scoprire “il colpevole”? E, soprattutto, si lavora sempre con la stessa attenzione per ricchi e poveri?