Benito Mussolini, ai tempi del fascismo, dichiarava che il popolo dovesse essere trattato come un asino: con il bastone e la carota. La domanda che mi pongo non è se questa affermazione sia giusta o sbagliata ( anche perché la risposta mi sembra abbastanza scontata), ma mi chiedo invece se un pensiero di questo tipo sia attuale oppure no.
Sarebbe superficiale, credo, ritenere che certe frasi, certi ideali, siano ormai sepolti insieme a chi li promuoveva; perché talvolta, se non sempre, ad andarsene sono gli uomini, non le loro parole; anche se queste parole, potrebbero rivelare verità imbarazzanti.
Già, credere che ancora oggi il popolo sia “asino” è imbarazzante un po’ per tutti, allora come è usuale a noi cittadini italiani e del mondo, troviamo ottimi motivi per auto convincerci che non sia così, o che se anche fosse così, essere asini è la cosa più bella al mondo.
Il fatto è che l’asino è asino, e come tale sgobba seguendo ordini e comandi di ogni tipo e si accontenta di una carota o di uno zuccherino per essere ricompensato e contento della propria vita; il popolo, invece, inteso come numeroso gruppo di persone, ha la capacità di scegliere se seguire o no gli ordini impartiti, di pensare ciò che conviene a se stesso e alla propria comunità oppure no, ha il diritto, il dovere e le possibilità di rifiutare la carota o lo zuccherino di turno per auto motivarsi che quel tipo di vita vada bene così.
Certo è, che l’asino non può essere trattato da uomo, ma l’uomo da asino, la storia insegna, purtroppo si.
Quando è la televisione a proporci ciò che dobbiamo fare, comprare e dire, noi tutti, che piaccia o no, diventiamo asini, perché lasciamo che sia qualcun altro, incosciamente, a scegliere per noi. E loro son bravissimi, sia chiaro, le loro carote non sono carote, ma vere e proprie coltivazioni, troppo invitanti per poter rifiutare, troppo comode, per pensare che qualcos altro sia meglio. Guai a non farlo, guai a fare di testa nostra, perché poi arriva una di quelle bastonate che te le ricordi per tutta la vita. E la bastonata ce la diamo tra noi, con quegli occhi pieni di disprezzo, quelle parole amare di chi si è comportato da asino, e non può concepire che un suo simile, uomo (fino a prova contraria), non l’abbia fatto.
Poi si sa, quando l’asino di comandi ne riceve due contemporaneamente, uno da DESTRA e uno da SINISTRA, va in confusione, si disorienta, non sa che fare: lì mi danno tanto, di lì faranno molto… Solo dopo aver scelto, con tutti i dubbi del caso, l’asino capirà, o forse no, che le promesse ipnotizzano, cavolo, ma non cambiano nulla; anzi, fregano!
Mussolini era un dittatore, e per lui considerare il popolo asino, quantomeno, aveva un senso logico, giustificava a se stesso e agli altri il suo essere dittatore. Ma nella democrazia, potere del popolo, capirete bene che l’equazione popolo = asino, spaventa parecchio, ha un significato drastico.
Personalmente credo quindi che sia giunto il momento di FARE gli uomini, non di esserlo solo sulla carta, di non accontentarsi più di carote o zuccherini; è ora di uscire dall’ipnosi della NOSTRA società, di ribellarci ai trucchi e ai sotterfugi di chi CREDE, sbagliando, di avere il diritto di ritenersi il nostro padrone.
Solo noi possiamo e dobbiamo cambiare, dirigere e comandare la nostra “stalla”, la nostra vita; è arrivato il momento, che gli asini, si rivoltino.
Riccardo Brivio